L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 14 maggio 2015

La sanità pubblica, un fiore all'occhiello dell'Italia è attaccata dal governo Renzi che vuole rottamarla


Riforma della sanità e la ricerca della sostenibilità che non c'è
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HOSPITAL
 
 
Dopo sei anni, il 10 Luglio 2014 è stato firmato il nuovo Patto per la Salute 2014 - 2016, accordo di durata triennale siglato tra Stato e Regioni per riorganizzare la spesa e la programmazione del Servizio Sanitario Nazionale.
Punto di partenza la "Revisione sulla qualità dell'assistenza sanitaria in Italia" presentata dall' OCSE. Secondo l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, la situazione del SSN Italiano è caratterizzata da zone d'ombra e di luce. Gli indicatori di esito ed efficienza risultano notevoli e il personale sanitario offre nel complesso un'assistenza di alta qualità e ad un prezzo contenuto (per una spesa pro-capite pari a 3.072$ rispetto ai 4.121$ della Francia e i 4.650$ della Germania). Tuttavia la crisi economica ha fatto sentire i suoi contraccolpi anche sul settore sanitario, ponendo in primo piano il risanamento delle finanze, in uno scenario che vede un crescente invecchiamento della popolazione ed un parallelo aumento delle patologie croniche i quali avranno sicuramente un pesante impatto in termini di costi d'assistenza.
Tra i punti dolenti del nostro sistema sanitario c'è innanzitutto la forte frammentarietà dovuta al "Federalismo sanitario" che ha come conseguenza una forte disomogeneità territoriale del SSN: forti sono le disparità tra una Regione e l'altra sia a livello di performance economico-finanziaria che di veri e propri esiti. Come rilevato da Action Institute nella proposta della Healthcare roadmap 2030, 8 regioni (su 10 che vi sono entrate) sono ancora commissariate e/o in piano di rientro con una notevole variabilità nella qualità dei servizi e nell'accesso agli stessi, mancando efficaci meccanismi centrali di sorveglianza e indirizzo, ma anche trasparenza e responsabilizzazione sulla performance complessiva e non solo economico-finanziaria. Vi sono, infatti, inefficienze generate da un'errata modalità di allocazione delle risorse ai vari livelli del sistema. Ma anche lacune dovute a limitate competenze manageriali a causa di meccanismi spesso arbitrari di selezione, valutazione e rimozione dei vertici.
Rendere la sanità più efficiente ed eliminare gli sprechi per offrire servizi migliori a costi minori, riducendo la spesa out of pocket, è l'obiettivo della manovra sanitaria attualmente al centro del dibattito. L'intesa, tra il governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano concernente la Manovra sul settore sanitario prospetta un taglio del Fsn di 2,352 mld di euro che passa attraverso la rinegoziazione su base annua dei contratti d'acquisto di beni e servizi tale da ridurre i prezzi unitari di fornitura e/o i volumi di acquisto e garantire un abbattimento del 4,5% del valore complessivo dei contratti in essere. Inoltre, fermo restando il tetto nazionale di spesa del 4,4%, gli enti del SSN, sempre in un'ottica di efficientamento, sono tenuti a proporre ai fornitori di dispositivi medici una rinegoziazione dei relativi contratti.
Altro capitolo sensibile dell'intesa è quello che riguarda il tema dell'appropriatezza. Imperativo ridurre il numero di prestazioni inappropriate erogate in regime di assistenza specialistica ambulatoriale e in regime di ricovero di riabilitazione. Gli enti del SSN sono chiamati a vigilare, oltre che a curare l'informazione e l'aggiornamento dei medici prescrittori, penalizzando i medici che effettuano prescrizioni non conformi alle limitazioni con una riduzione del trattamento economico accessorio.
L'attenzione è posta anche sulle modalità di adattamento della rete assistenziale pubblico-privata agli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera. La riduzione del tasso di occupazione dei posti letto, della durata della degenza media e del tasso di ospedalizzazione, sono alcuni degli obiettivi di razionalizzazione in prospettiva di un aumento della produttività che possa tradursi in un miglioramento del servizio complessivo del SSN, e meno oneri connessi all'assistenza ospedaliera. La riorganizzazione della rete ospedaliera prevista comporterà una riduzione del numero di ricoveri con oneri a carico SSN effettuati da erogatori privati accreditati con meno di 40 posti letto e un efficientamento della spesa per il personale post riordino delle reti.
In programma anche la riduzione progressiva del numero delle Centrali operative del 118. Infine per monitorare l'effettiva attuazione del regolamento è istituita, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, una commissione nazionale composta da rappresentanti del Ministero della salute, del Ministero dell'economia e delle finanze e della Conferenza delle regioni e delle province autonome, dell'Agenas e dal Direttore Scientifico del Piano Nazionale Esiti. Una soluzione già prospettata da Action Institute nel policy brief "Empowering Healthcare Management" e individuata nella creazione di un "agente esterno acceleratore del cambiamento" che possa aiutare le Regioni fornendo competenze manageriali tramite un pool di esperti e sviluppare nel contempo competenze locali. Un nucleo operativo in grado di favorire lo scambio di best practices tra le Regioni affiancandole nella gestione delle risorse ed effettuando un sistematico monitoraggio dei risultati.
In un quadro d'incertezze e differenze territoriali, dunque, occorre effettuare accurati tagli che migliorino l'efficienza nel rispetto dei principi di universalità ed equità alla base del SSN. La stessa Corte dei Conti auspica che siano scongiurati peggioramenti nella qualità dei servizi o aumenti delle imposte con conseguenti impatti negativi sulle famiglie. Anche a detta dell'Ocse, l'Italia deve assicurare che continui sforzi per contenere la spesa sanitaria non intacchino la qualità dell'assistenza sanitaria come principio fondamentale di governance. Questa la grande sfida cui è chiamata a rispondere la riforma.

http://www.huffingtonpost.it/action-institute/riforma-sanita-alla-ricerca-sostenibilita_b_7219964.html 

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