L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 20 maggio 2015

Meridione, industria, infrastruttura e tanta agricoltura

Alberto Quadrio Curzio:
Quali piani per il Sud?

L’economista, vice presidente della prestigiosa Accademia dei Licei, fa il punto sul Mezzogiorno: «Potenzialità enormi, ma servono progetti concreti di sviluppo»

di Emanuele Imperiali


Alberto Quadrio Curzio, vice presidente della prestigiosa Accademia dei Licei, è uno dei pochi economisti del Nord che guarda con attenzione al Mezzogiorno. Ieri era alla seconda università, per una prolusione sull’Eurozona e l’Italia nell’ambito dei “Dialoghi oltre le due culture”: «Vengo sempre volentieri a Napoli – spiega - qui c’è uno dei principali poli accademici non solo italiani».
Le potenzialità del Sud
Ma Quadrio Curzio mette con forza l’accento sul fatto che «nell’attuale fase di tenue ripresa del Paese, al Sud si fa molta più fatica», e ciò, a suo parere, pone un problema non solo per l’Italia ma per l’intera Europa. L’economista parte da una considerazione: il Mezzogiorno conta 26 milioni di abitanti, ha formidabili potenzialità nell’industria, nell’agricoltura, nel turismo, è la spiaggia di approdo di imponenti flussi migratori, gode di un sistema portuale di primaria grandezza». Come dire, il suo mancato sviluppo non è certo solo un problema dei meridionali, ma dell’intero Paese e della stessa Ue.
Quali proposte?
Che fare, allora? Le politiche di Renzi possono aiutare la ripresa del Sud? «Il governo ha in agenda una forte attenzione verso il Sud, ma deve al più presto rendere noti i progetti di sviluppo per quest’area». E lancia un’idea interessante: cogliere l’occasione del piano Juncker per avviare massicci investimenti nel meridione. Come? «Puntando su forme di partenariato pubblico privato, il che significa utilizzare i fondi Ue ma anche le risorse che può mettere a disposizione una grande banca come Intesa San Paolo, per finanziare progetti, soprattutto infrastrutturali».
Industria e infrastrutture
La tesi dell’economista è che la ripresa meridionale si poggi soprattutto su due gambe, l’industria e le infrastrutture, ma che per dispiegarsi ci sia la pressante necessità di creare un sistema a rete, «quel reticolo che esiste al Nord e che al Sud manca del tutto, nonostante i poli di eccellenza».

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