L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 16 maggio 2015

Pensioni, il governo del corrotto Pd non vuole rispettare le senteze

Se il governo mette in discussione le sentenze della Corte Costituzionale

Non ho la minima idea di come il ministero dell’economia stia mettendo a punto il decreto che dovrebbe risolvere i problemi creati (o meglio, scusate, evidenziati) dalla sentenza della Corte Costituzionale a proposito delle pensioni.
Per i distratti bisogna ricordare che la Consulta ha stabilito che il blocco dell’indicizzazione del costo della vita messo in atto tre anni fa dal governo Monti sulle pensioni più pesanti rispetto a quelle più leggere è illegittimo. Illegittimo perché tutti i cittadini sono uguali. La rivalutazione doveva quindi toccare a tutti i pensionati.
Non si sa se il decreto cui sta lavorando il ministro Padoan sarà presentato al Consiglio del ministri fissato per lunedì prossimo o se, come auspicato dal premier Renzi, sarà presentato in un altro momento, cioè dopo le elezioni regionali e comunali fissate per il 31 maggio.
Quando, una decina di giorni fa, uscì la sentenza dei giudici della Corte Costituzionale la maggior parte dei commenti dei politici fu improntata al massimo rispetto. Tipo: le sentenze della Consulta non si discutono ma si applicano.
Poi però, dopo questa iniziale presa di posizione, quando si è cominciato a fare un po’ di conti e a considerare quanto sarebbe costato allo Stato rimborsare a tutti i pensionati aventi diritto il maltolto dall’allora premier Monti e dall’allora ministro Fornero, i discorsi hanno cominciato a riempirsi di se, di ma, di ora vediamo. Fino ad arrivare a dire che la sentenza dei giudici della Consulta non indica che bisogna dare il rimborso a tutti.
Da qui, in poche parole, ha cominciato a farsi strada l’idea che i rimborsi del maltolto potrebbero essere decrescenti e diluiti nel tempo. Ad esempio un rimborso pieno per le pensioni più leggere fino ad arrivare al niente per quelle più pesanti. Il che ha subito rimesso sul piede di guerra e dei ricorsi i partiti d’opposizione, i sindacati e  le associazioni dei consumatori.
Ripeto: non ho idea di come il governo possa uscire da questo vicolo piuttosto stretto a pochi  giorni da importanti elezioni amministrative senza scontentare qualche milioncino di pensionati pensanti e soprattutto votanti. E mi rendo conto anche delle difficoltà del governo (osservato speciale dell’Europa) a reperire in poco tempo una montagna di euro senza far sballare tutti i conti pubblici.
Ma di una cosa sono assolutamente convinto: che il governo debba ribadire nella maniera più chiara che le sentenze della Corte Costituzionale si applicano e non si discutono e non ci si filosofeggia sopra. I giudici della Consulta hanno stabilito che alcuni cittadini sono stati discriminati rispetto ad altri dalla norma Fornero. E allora, non c’è niente da fare: quella discriminazione deve essere sanata. Non sarebbe davvero accettabile che il governo non seguisse questa strada.
Certo, il ministro Padoan, per non far sballare i conti dello Stato, potrà inventarsi tutto quello che vuole: diluizione dei rimborsi, rateizzazione a cifre minime, restituzione del dovuto con Bot decennali (con la speranza magari che un po’ di pensionati possano nel frattempo passare a miglior vita senza eredi?).
Ma una cosa è sicura: che il maltolto in una forma o nell’altra deve essere restituito a tutti quelli che ne avevano diritto.
Deve essere salvato il principio dell’uguaglianza: sarebbe come non accettare in un ospedale pubblico un pensionato bisognoso di cure perché gode di un assegno un po’ più alto di altri. Impensabile.
Così come, secondo me,  è impensabile che un governo possa non rispettare una sentenza della Corte Costituzione. Davvero non potrebbe che far sprofondare la fiducia della gente nella classe politica. Fiducia che, a sentire in giro, non gode certo di buona salute.     
 

Nessun commento:

Posta un commento