L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 13 maggio 2015

Piadina, gli euroimbecilli non potranno mai capire

Romagna

Multa di 4mila euro perché fa la piada "come una volta"

Agricoltore realizza e vende piadine con la tecnica delle azdore e il grano del suo podere: sanzionato perché violava il marchio Igp europeo

Multa di 4mila euro perché fa la piada "come una volta"
12/maggio/2015 - h. 15.25
BAGNACAVALLO - La legge è del 2004 e dice che ‘chiunque nella presentazione di un prodotto usurpa, imita, o evoca una denominazione protetta è passibile di sanzione amministrativa pecuniaria da euro 2mila ad euro 13mila’. 

Dieci anni dopo, esattamente dall’ottobre scorso, dentro a questa legge che punta a tutelare i prodotti dotati di marchio Dop o Igp, c’è finita anche la piadina romagnola che da quella data - grazie alla battaglia sostenuta in particolare dalle associazioni artigiane - ha ottenuto dall’Unione europea (con il beneplacito del governo italiano) l’indicazione geografica protetta. 

Paradossalmente, tra i primi, se non il primo in regione a far le spese di questa tutela con la quale Bruxelles ha imposto un rigido disciplinare a cui si deve attenere chiunque voglia vendere ‘piadina romagnola’, c’è un agricoltore-commerciante di Bagnacavallo che la piadina la fa da sempre come insegnano le azdore di una volta e per giunta con grano a km zero, coltivato nel podere davanti a casa e macinato a pietra nel mulino lì a fianco. 

Come dire, che c’è di più tipico di una piadina fatta al centro della Romagna con materie prime tutte romagnole? Verrebbe da dire nulla. E invece, secondo la Forestale - che è bene dirlo, non ha fatto altro che applicare alla lettera la legge italiana recentemente rafforzata dalla normativa europea, la piadina di Sauro Rossini, titolare dell’azienda agrituristica e fattoria didattica La Rondine di Boncellino di Bagnacavallo, non ha i titoli per essere venduta come ‘romagnola’. 

Il rilievo da parte degli agenti del settore Agroalimentare del Corpo Forestale di Ravenna risale al 21 aprile scorso e per Rossini si è tradotto in una multa da 4mila euro. Quel giorno l’imprenditore agricolo - che ha anche licenza per il commercio - partecipava con il suo furgoncino per ‘street food’ al mercato domenicale Madra, per la prima volta organizzato in piazza Kennedy in occasione del convegno sull’Expo in corso a Palazzo Rasponi. 

“Da anni frequentiamo i mercati con il nostro chioschino artigianale - racconta - vendiamo le piadine che facciamo con la farina frutto del nostro grano. E così stavamo facendo anche quella domenica in centro a Ravenna quando si è presentata la Forestale e ci ha detto che ci avrebbero multato perché non potevamo utilizzare il nome ‘piadina romagnola’”. All’esterno del chiosco, infatti, c’era un cartello che pubblicizzava l’attività e il prodotto: “Un cartello che usiamo da secoli e che - a nostro avviso - rispecchia fedelmente quello che facciamo, ossia ‘la vera piadina romagnola’”. 

Ma non per la Forestale, o meglio, non per l’Unione Europea secondo la quale senza autorizzazione non è possibile utilizzare il marchio Igp. Ma per essere autorizzati occorre, oltre che pagare, anche fare un prodotto che rispetti il disciplinare e qui ecco l’altro paradosso. Perché il disciplinare europeo non vincola i produttori all’utilizzo di materie prime locali, limitandosi solo a stabilire che debbano essere usati questi ingredienti - farina, acqua, sale, grassi, lievito - e vietati conservanti, aromi e altri additivi. 

Fatto sta che l’imprenditore agricolo bagnacavallese, che la piadina la fa a km zero - “più tipica di così” ribadisce - si è ritrovato tra le mani la salatissima multa. Dalla parte dei produttori come Rossini, finito domenica anche davanti alle telecamere di Report, stanno anche Slow Food, Confesercenti e l’Associazione per la Valorizzazione della Piadina Romagnola, che hanno raccolto migliaia di firme contro il marchio Igp. 

Secondo questo fronte la vera piada romagnola è quella preparata giornalmente nei chioschi e nei ristoranti dalle sapienti mani delle azdore; prodotta tutti i giorni, manualmente e nel rispetto della tradizione più autentica, con prodotti selezionati del territorio. (AnC)

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