L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 14 maggio 2015

Renzi ignorante e ... imbecille

Scuola, Fusaro: "Ecco perché la scuola di Renzi non produce teste pensanti"
14 maggio 2015, Andrea De Angelis
"Un'azienda dove il latino e il greco sono sostituiti dall'inglese e dall'informatica. Il problema è che in questo modo non si producono più teste pensanti". Così Diego Fusaro risponde alla domanda su cosa sia oggi la scuola in Italia. 
Il filosofo, nell'intervista a IntelligoNews, attacca così il Renzi alla lavagna: "Non ha nulla da insegnare ai docenti e agli studenti italiani".

Scuola, Fusaro: 'Ecco perché la scuola di Renzi non produce teste pensanti'
Renzi nel parlare della cosiddetta "buona scuola" ha commesso un errore nello scrivere "umanista" anziché "umanistica" come aggettivo di "cultura". Chiediamo allora a chi la insegna: cos'è la cultura umanistica?

«Una cultura che mette al primo posto il sapere classico, quindi il greco, il latino, la filosofia, la storia dell'arte. Quel sapere che caratterizza la tradizione occidentale e che fino a non molto tempo fa era al centro dei programmi dell'istruzione. Anche pensatori da un certo punto diversissimi come Gramsci e Gentile concordavano pienamente sulla centralità delle humanae litterae e sul conoscere le nostre radici per formare uomini in senso pieno». 

Oggi cos'è la scuola?

«Un'azienda dove il latino e il greco sono sostituiti dall'inglese e dall'informatica. Il problema è che così non si producono più teste pensanti». 

In realtà il premier ha anche sottolineato l'importanza di lingue e tecnologia. 

«Il punto è che si sta creando una drammatica sostituzione. Le lingue, che sono certo importantissime così come la tecnologia, vanno a sostituire le humanae litterae. Questo è il dramma, la situazione non è così innocente come la presenta Renzi. Del resto chiamare questa riforma "buona scuola" porta in un registro di tipo orwelliano: lì dove il bombardamento diventa democrazia, la distruzione della scuola diventa buona scuola». 

Rispondere alle centinaia di migliaia di italiani scesi in piazza davanti a una telecamera con tanto di lavagna e gessetti colorati ci dice che cosa?

«Ci trasmette un messaggio di piena coerenza rispetto a quello che il Governo Renzi sta dando prova di essere. Un Governo lontano letteralmente dalla gente, siano essi studenti o lavoratori, precari o docenti, che pone la sua linea coerente con il programma neoliberista di smantellamento dell'istruzione e della formazione». 

Vuole dare un suggerimento a Renzi?

«Non sono titolato a dare consigli a nessuno, nemmeno a Renzi. Mi limito a dire che questa scelta della lavagna è significativa per il fatto che rivela una totale comunicazione sbagliata perché arrogante. Un vero premier dovrebbe dialogare, non pontificare sulla lavagna che da sempre è immagine di autorità e autorevolezza ad insegnare. Credo che Renzi non abbia nulla da insegnare ai docenti delle scuole italiane, così come agli studenti che giustamente sono in disaccordo con le linee del Governo».

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