L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 16 maggio 2015

Stati Uniti, continuare l'egemonia attraverso i trattati commerciali che fanno ingrassare le multinazionali a discapito di stati e popoli

La strategia incompresa del presidente Obama

La nuova leadership Usa si baserà sempre meno sulla presenza militare e sempre più sulla capacità di promuovere attività e legami economici


I «pontieri» al lavoro in Congresso stanno superando il recente stallo sulla concessione al presidente della «corsia preferenziale» necessaria per chiudere i trattati di libero scambio: il Tpp con i partner asiatici degli Stati Uniti e, più in là, il Ttip con i Paesi dell’Unione europea. La strada, però, è ancora lunga (il difficile verrà alla Camera) e lo strappo a sinistra tra Obama e i liberal del suo partito è molto profondo. Il leader democratico ha usato contro gli oppositori interni un linguaggio durissimo, come raramente (qualcuno dice mai) ha fatto coi repubblicani. Quando Elizabeth Warren ha attaccato, giudicando il free trade un regalo alle imprese e un modo per ridurre i controlli su Wall Street, un Obama furente ha replicato che la senatrice dice cose assolutamente false: si comporta come un «politico qualunque» che trasforma le sue fantasiose ipotesi in fatti.
Il cuore della nuova politica
Parole assai aspre perché, spiegano alla Casa Bianca, Obama è offeso dall’opposizione preconcetta di molti della sua parte politica ai trattati così come anni fa era offeso dall’opposizione preconcetta dei repubblicani alla sua riforma sanitaria. Ma non si tratta solo di orgoglio ferito. Nella strategia del presidente i trattati con l’area del Pacifico e con la Ue sono molto più che accordi per «oliare» il business e creare un po’ di posti di lavoro: sono il cuore della nuova politica estera americana, l’architrave di una leadership (o influenza) Usa diversa, destinata a basarsi sempre meno sulla presenza militare nel mondo e sempre più sulla capacità di promuovere attività e legami economici. Dovrebbe rifletterci su anche l’Europa che sembra preoccuparsi solo della diffusione degli Ogm.
C’è un cambio di passo di Obama che non è stato capito: i sindacati e il sindaco di New York, de Blasio, sempre più ansioso di presentarsi come capofila della sinistra radicale, continuano a demonizzare i trattati e i Paesi, come Giappone e Malesia, che dovrebbero firmarli. Ma per il presidente l’alleanza commerciale servirà anche a contenere e delimitare l’influenza della Cina in Estremo Oriente: Giappone e Malesia sono pedine essenziali di questo disegno. Ma rinvii e battaglie al Congresso stanno irritando i partner asiatici di Washington mentre Pechino approfitta di questo vuoto per reclutare vari alleati degli Usa - Corea del Sud, Germania , Gran Bretagna e anche l’Italia - nella sua banca per le Infrastrutture: lo strumento, osteggiato dall’America, col quale la leadership cinese vuole dare centralità internazionale al grande Paese asiatico.

http://www.corriere.it/esteri/15_maggio_15/strategia-incompresa-presidente-obama-63e9014a-fad1-11e4-92e0-2199ef8c8ae2.shtml

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