L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 20 maggio 2015

TTIP, noi italiani abbiamo solo da rimetterci

TTIP: i 4 punti critici del negoziato tra USA e Europa (e qualcuno dovrà arrendersi)

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L’accordo tra USA e Europa sul TTIP è molto più complesso e distante di quanto la Commissione UE voglia farci credere. E nonostante le rassicurazioni del Commissario Cecilia Malmstrom, persistono ancora perplessità legate alla salute, ai prodotti alimentari, alla difesa del tessuto delle PMI italiane e alla positiva conclusione delle trattative.
Il TTIP, ovvero Transatlantic Trade and Investment Partnership sta per rivoluzionare le vite dei cittadini europei e statunitensi. Si tratta di un accordo commerciale al quale stanno lavorando, in assoluta segretezza, il governo degli Stati Uniti e la Commissione europea da circa tre anni. Lo scopo del TTIP è noto: creare un mercato unico per merci, investimenti e servizi tra Stati Uniti e Unione Europea attraverso l’abolizione dei dazi e l’uniformazione di leggi e regolamenti internazionali. E detto così è difficile capire di cosa si stia realmente parlando.
Trattative segrete
Il primo problema del TTIP è proprio l’assolutezza segretezza con cui fino a qualche mese fa USA e Europa hanno portato avanti le trattative per un accordo  così importante per la vita di milioni di cittadini. Il sospetto è che al tavolo delle trattative insieme ai rappresentati dei Paesi interessati ci fossero anche le lobby e le multinazionali dei settori che ricadono nei confini del TTIP. L’accordo infatti, abbraccia talmente tanti aspetti dalla vita quotidiana da smuovere interessi economici enormi di cui spesso sono portatori lobby più interessate al profitto a ogni costo che alla tutela della qualità dei prodotti commerciati.
Il quadro infatti, ha smosso in alcuni Paesi europei forti critiche da parte delle associazioni dei consumatori, tanto che la Commissione ha sentito il bisogno di giustificare la segretezza adducendo ragioni di sicurezza nazionale e pubblicando alcuni documenti per dare un segnale di trasparenza. Ma il dibattito europeo e interno ai singoli Stati sugli effetti che il TTIP avrà sulla vita dei cittadini ancora stenta a decollare nonostante si tratti di un accordo che cambierà la vita di 800 milioni di persone. Ma ancora non sappiamo se in meglio o in peggio.
I benefici
Il TTIP nasce per avvicinare dal punto di vista dei dazi, delle regole e dei servizi due economie (USA e UE) che rappresentano curca la metà del PIL mondiale. Secondo la Commissione Europea il TTIP aiuterà le aziende dei Paesi coinvolti “a sviluppare le loro attività, il che produce crescita, nuovi posti di lavoro e fa salire i salari”. Insomma una manna dal cielo per la povera Europa in ginocchio dopo la crisi.
Ma sull’effettivo impatto economico che il TTIP potrebbe avere sull’economia le opinione sono le più disparate e il dibattito appare molto più complesso. Il CERP di Londra ha effettuato uno studio sugli effetti economici del TTIP: l’abbassamento delle barriere tariffarie, la riduzione di quelle non-tariffarie del 25% e il taglio del 50% delle barriere sugli appalti pubblici porterà nel 2027 un aumento del PIL europeo dello 0,5%. Un altro studio effettuato dalla Fondazione Bertelsmann sostiene invece che l’abbassamento delle barriere comporterà una crescita del 5% per l’UE e del 13,4% per gli Stati Uniti. L’impressione è che si stia discutendo da quasi tre anni di un accordo che viene presentato come centrale per lo sviluppo di USA e UE, senza sapere però quale sarà il suo impatto sulle due economie.
Impatto sulle PMI
In Europa le PMI sono 21,6 milioni, di cui soltanto 150mila (ovvero circa l’1%) esporta negli Stati Uniti, per il resto il mercato principale di sbocco è quello interno all’UE. Stando allo studio della Fondazione Bertelsmann, il più ottimista sull’impatto economico del TTIP, l’apertura del mercato con gli Stati Uniti ridurrà drasticamente il commercio interno all’UE a cui il 99% delle PMI si rivolge.
Il rapporto, si legge sul blog Stop TTIP, stima che mentre gli scambi USA-Gran Bretagna cresceranno del 60% e quelli Usa-Germania del 94%, il commercio tra Gran Bretagna e Germania si ridurrà del 41% e quello tra Gran Bretagna e la vicina Irlanda del 46%. L’Italia è tra i Paesi UE con il più alto numero di PMI che secondo il rapporto perderanno circa il 30% delle attuali esportazioni in Germania e oltre il 41% di quelle in Gran Bretagna. A rimetterci saranno soprattutto le piccole imprese italiane che commerciano principalmente con il mercato UE e che per loro caratteristiche e scelte industriali non si rivolgono alla piazza statunitense.
Ma il dato più rilevante è che i benefici economici provenienti dal TTIP non derivano dall’abbattimento di dazi e tariffe, già molto bassi con tra USA e UE, ma per il 70-80% dall’abbattimento di controlli e misure di protezione sulle merci. E qui arriviamo al quarto punto dolente del TTIP.
I rischi per i consumatori
 Nonostante il dibattito poco animato sul TTIP, alle categorie a difesa dei consumatori non sono sfuggiti i rischi che l’accordo potrebbe comportare per la salute dei cittadini europei.
E’ noto che Usa e Europa abbiano approcci diversi su molte questioni della vita quotidiana. Gli Stati Uniti per esempio sono più “aperti” riguardo alla sicurezza alimentare. L’Ue infatti, applica il cosiddetto “principio di precauzione”, secondo il quale spetta al produttore dimostrare che un dato prodotto non è nocivo per la salute e quindi può essere venduto e consumato. Gli Stati Uniti invece, ritengono che sia necessario provare che il prodotto è nocivo per la salute prima di ritirarlo dal mercato, secondo l’approccio detto “fondato sulla scienza”.
Ed è proprio su queste differenze abissali che si basa l’allarme di associazioni come la Coldiretti. Approvare il TTIP così com’è stato pensato, significherebbe portare in Europa prodotti utilizzati nella produzione agricola americana che qui sono vietati come per esempio, l’utilizzo di acido lattico nelle fabbriche di imballaggi. Per fare un altro esempio: negli Usa i polli sono trattati con bagni di antimicrobici, prodotti a base di varechina, vietati in Europa. Infatti, l’importazione in Europa di pollo americano è vietata dal 1997, ma l’approvazione del TTIP spazzerebbe via queste precauzioni.
Infine, per fare l’ultimo esempio, parliamo di prodotti Ogm. Gli Stati Uniti sono molto più lascivi rispetto all’Europa per quanto riguarda i prodotti trattati con Ogm, ormoni o antibiotici. Approvare il TTIP può significare portare sulle tavole europee fettine di manzo agli ormoni, utilizzati negli Stati Uniti per ingrassare l’animale in modo da risparmiare, ma a danno della salute dei consumatori.
All’allarme lanciato dalle associazioni dei consumatori ha risposto la Commissione europea che ha tentato di rassicurare i cittadini sui rischi per la salute. Nel documento che presenta il TTIP si legge: “Il TTIP non abbasserà il livello di protezione normativa per le persone o per l'ambiente”.
Si, ma come? Verrebbe da chiedersi. In pratica la Commissione ammette che su molte questioni come i prodotti OGM o la carne agli ormoni la regole europee sono molto più stringenti di quelle statunitensi. La trattativa sul TTIP cerca un punto di incontro tre le diverse posizioni, ma - precisa la Commissione - non obbliga nessuna delle due parti ad adottare i regolamenti dell’altra. I due Paesi quindi hanno la facoltà di rimenere sulle loro posizioni. Ed è per questo motivo che la trattativa tra Usa e UE va avanti da anni, senza risultati: mentre in Europa si spinge verso un’armonizzazione delle regole verso lo standard più elevato (il nostro), al contrario negli Usa secondo il Center for International and Environmental Law le grandi multinazionali stanno premendo affinché venga approvata la prassi statunitense che, per quanto riguarda i pesticidi, permette l’utilizzo in agricoltura e allevamento di 82 prodotti vietati in Europa.
Ed è su questo punto che si gioca la chiusura, non più così scontata, dell’accordo tra Usa e Ue. Dal momento che i benefici economici stimati derivano per il 70-80% dell’abbattimento delle regole, se USA e UE decidono di rimanere sulle loro posizioni è chiaro il TTIP resterebbe soltanto una scatola vuota. Al contrario, arrivare ad armonizzare i regolamenti significherebbe che una delle due parti si è arresa alle pressioni dell’altra.

La vera domanda quindi è: chi si arrenderà a chi?

http://it.ibtimes.com/ttip-i-4-punti-critici-del-negoziato-tra-usa-e-europa-e-qualcuno-dovra-arrendersi-1403074 

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