L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 21 maggio 2015

Yemen, Hadi non ha legittimità e l'Arabia Saudita lo sa

Yemen: analista, Hadi senza alcuna legittimità

Iraniano Marandi, ancora sostegno Riad e Ankara a Nusra e Isis

20 maggio, 12:46
(di Luciana Borsatti) (ANSAmed) - TEHERAN, 20 MAG - L'ex presidente yemenita Abed Rabbo Mansour Hadi ha perso ogni legittimità ancor prima che con il suo consenso i sauditi cominciassero a bombardare il suo Paese. E il sostegno dell'Iran "al nuovo governo formato da Ansarallah (i ribelli Houthi, ndr) i Comitati popolari e l'esercito, che hanno il supporto popolare, è principalmente politico", perchè queste forze "non hanno alcuna necessità di armi". Lo sostiene Seyed Mohammad Marandi, analista politico e preside della Facoltà di Studi internazionali dell'Università di Teheran. L'Iran, aggiunge Marandi parlando con l'ANSA, favorisce inoltre un accordo tra tutte le parti nello Yemen. Quello stesso accordo "che si era sul punto di chiudere quando i sauditi cominciarono a bombardare" il 26 marzo, "come ha riferito al Wall Street Journal il poi dimissionario inviato dell'Onu per lo Yemen Jamal Benomar". Un accordo per la condivisione del potere tra tutte le parti, anche se Hadi - precisa - ne sarebbe stato escluso. Ma non era il presidente eletto? "Eletto si', ma come candidato unico - risponde - e per un mandato transitorio di soli due anni, al termine dei quali non ha lasciato. Quando i Comitati popolari e Ansarallah sono andati a Sanaa (occupandola per settimane, ndr) non vi è stato alcun combattimento, perché nessuno sosteneva Hadi. Il quale ha poi dato le dimissioni e quindi non ha motivo per essere il presidente. Senza contare che, quando permette che sia bombardato il proprio Paese, perde qualunque legittimità".

Ora, anche dopo mesi di combattimenti, il fronte anti-Hadi non ha "alcuna scarsità di armi - ribadisce l'analista - perchè lo Yemen è stato per anni uno dei Paesi più armati del mondo, ed esercito e Ansarallah operano insieme". I sauditi invece sono "molto deboli", nonostante le armi fornite dagli Usa, perchè non hanno la capacità di usarle "e i loro piloti hanno solo colpito strutture civili, ma nessun obiettivo strategico". Un attacco, quello saudita contro lo Yemen, che l'Iran ritiene sia stato deciso anche per rafforzare il nuovo ministro della Difesa Mohammad bin Salman, il giovane figlio del nuovo re Salman, ma che è comunque destinato a fallire. Gli Usa da parte loro "stanno con Riad perché dipendono dal suo petrolio e perché i sauditi comprano loro milioni di dollari in armi". Gli interessi americani dunque, come quelli europei, "dipendono molto dall'Arabia saudita, e questo spiega perchè permettono ai sauditi di sostenere gruppi wahabiti come al Qaida nello Yemen e in Siria e altri gruppi estremisti in Iraq. Mentre la Turchia di Erdogan sostiene l'Isis". Con quale scopo? "Di far cadere il governo in Siria e indebolire quello iracheno".

Al Nusra in Siria e l'Isis, ricorda ancora l'analista, sono separati ma hanno "le stesse radici in Al Qaida, si combattono ma talvolta cooperano": come accaduto nella recente presa del campo palestinese di Yarmuk vicino a Damasco. , e queAl Nusra, afferma, "è sostenuta dai sauditi, dal Qatar e dalla Turchia quest'ultima supporta anche l'Isis. L'America lo sa, senza fare niente". Quanto a Israele, quando Hezbollah e l'esercito siriano stavano per sferrare il più grande attacco contro al Nusra, hanno ucciso i comandanti militari iraniani". Gli americani del resto fanno poco contro l'Isis, "se fossero davvero preoccupati fermerebbero Erdogan". E l'Europa? "Dovrebbe essere preoccupata anche per l'esportazione dell'ideologia wahabita che accomuna tutti questi pericolosi gruppi, da Boko Haram in Nigeria alla Libia e all'Isis, che arriva nelle sue moschee finanziate da Riad e Doha".(ANSAmed).

http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/analysis/2015/05/20/yemen-analista-hadi-senza-alcuna-legittimita_bed7903f-b1f4-4e51-af7b-862029ce4b6f.html

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