L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 10 giugno 2015

2015 crisi economica, la volatilità è sorgente imprevidibile di caos non dominabile

09/06/15 |  

| Bond, come affrontare un mondo sempre più incerto 

 - Di Arif Husain, Head of International Fixed Income, T. Rowe Price
 
Storicamente, i mercati sono sempre stati in grado di prevedere, con un certo grado di certezza, le mosse delle Banche centrali. Infatti, in passato gli istituti erano molto più accomodanti per quel che riguarda gli obiettivi formali, e ciò rendeva le loro risposte più stimabili. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve (Fed) aveva come obiettivi la crescita economica e l’inflazione, mentre la Banca Centrale Europea (BCE) e la Banca d’Inghilterra (BoE) avevano come obiettivo un esplicito tasso di inflazione. Tuttavia la crisi finanziaria ha costretto le banche centrali a cambiare il tradizionale approccio monetario, in gran parte non solo a causa della necessità di far fronte alla crisi, ma anche per dar seguito al nuovo ruolo di sostegno alla liquidità e di supporto alla ripresa del sistema finanziario.
Per gli investitori, dobbiamo oggi ripensare il modo di prevedere le azioni delle Banche centrali. Se le banche centrali possano tornare o meno ad una "politica monetaria normale" resta da vedere. Negli Stati Uniti, la tempistica dell’aumento dei tassi d’interesse continua ad incombere sui mercati. Le preoccupazioni su tale decisione sono comprensibili – dopo sei anni di Fed Funds rate a praticamente 0%, qualsiasi movimento verso un tasso diverso rappresenta un cambiamento per lo scenario economico e d’investimento. Una volta che il processo sarà avviato ci saranno crescenti preoccupazioni riguardo ai dettagli del ciclo di rialzo dei tassi d’interesse e i mercati cominceranno a farsi delle domande: quando sarà il prossimo aumento? Quanto spesso ci saranno ulteriori rialzi? A quali livelli si fermerà il ciclo? E ancora più importante, i modelli storici possono ancora aiutare a predire la portata del movimento dei tassi d’interesse che le Banche centrali sono pronte a effettuare?
Quest’ultimo punto sta causando molte preoccupazioni. La Fed ha faticato a mettere in pratica il concetto di "forward guidance ufficiale" e, quindi, ha deciso di abbandonarlo nel 2013. L’Istituto americano ha recentemente fatto sapere che le tempistiche del primo rialzo dei tassi saranno determinate dai dati, ma la reazione dei policy maker ai singoli numeri resta incerta. Molti operatori ritengono però che i dati macro giustificano già una normalizzazione della politica monetaria. Tuttavia, per altri esperti l’effetto del calo del prezzo dell’energia, i deludenti dati sui posti di lavoro e l’apprezzamento del dollaro continueranno a pesare sul sentiment e sull’inflazione nel breve termine, suggerendo che le condizioni non sono appropriate per un rialzo dei tassi fino a fine anno. Parlando a nome della FOMC, il presidente della Fed, Janet Yellen, ha dichiarato alla conferenza stampa del 18 marzo che "non vogliamo, e non crediamo sia appropriato, a questo punto, fornire una guidance basata sul calendario". Questo però sta dando spazio a grandi congetture e incertezza e, di conseguenza, a una maggiore volatilità del mercato.
Il programma di Quantitative Easing (QE), interventi monetari preventivi, tassi d’interesse negativi e la minor forward guidance, sono tutti elementi che messi insieme hanno contribuito a una maggiore incertezza nelle menti degli investitori e hanno aumentato la volatilità. Nonostante ciò, in quanto investitori esperti, sappiamo che dalla volatilità nascono opportunità. Allo stesso tempo, gli investitori potrebbero trovare meno liquidità sui mercati - un elemento di preoccupazione al quale dobbiamo essere preparati. Comunque, l’aumento della volatilità ha prodotto, e continuerà a produrre, molte opportunità in diversi paesi. Ad esempio, alcune Banche centrali asiatiche sono state di recenti poco disposte a tagliare i tassi di interesse, nonostante un quadro chiaramente deflativo, creando opportunità di investimento per sovrappesare i mercati obbligazionari locali in paesi come la Corea del Sud e la Tailandia.
Altri mercati, d’altra parte, tendono a includere eccessivamente nei corsi azionari il rischio di un ulteriore accomodamento monetario portando, in alcuni casi, a valutazioni troppo tirate. La rapida correzione vista ad aprile sul mercato obbligazionario tedesco ci ricorda che non dobbiamo lasciarci trasportare. E’ importante capire che in un quadro più incerto, rimangono comunque molte opportunità per gli investitori obbligazionari. Ciò che è importante, però, è avere gli strumenti per agire in fretta, in un mondo contraddistinto da profili di crescita economica diversi, cicli dei tassi di interesse diversi, scenari inflativi/deflativi diversi.
Gli investitori possono tuttavia continuare ad avere un portafoglio di elevata qualità, pur con la necessità di essere agili in modo da gestire i rischi. Alla fine, il principale obiettivo dovrebbe essere produrre un portafoglio obbligazionario ben bilanciato e trovare la giusta armonia di esposizioni a Paesi, duration, e curve dei rendimenti, restando al contempo diversificati e gestendo i rischi al ribasso, in modo da affrontare questo mondo più incerto.

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