L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 10 giugno 2015

Africa, come nascono profughi e migranti, governi distruggono comunità e culture foraggiati dalle multinazionali occidentali

I pastori dell'Etiopia sfrattati dal governo

Da diversi anni il governo etiope vuole sfrattare i pastori hamer per appropriarsi delle loro terre. Decine di persone sono state uccise quando hanno provato a resistere
I pastori dell'Etiopia sfrattati dal governo
Donne etiopi di etnia hamer. Credit: Dmitri Markine
Gli hamer sono una tribù indigena che vive nella valle dell'Omo, nel sud dell'Etiopia. Sopravvivono di pastorizia e agricoltura di sussistenza.
Il governo etiope, però, da anni cerca di sfrattare la popolazione hamer per appropriarsi delle loro terre. E quando loro si rifiutano, l'esercito interviene con pestaggi, stupri e arresti arbitrari.
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Secondo quanto denuncia Survival International, organizzazione non governativa che difende i diritti dei popoli indigeni, negli scorsi giorni circa dieci persone sono morte negli scontri tra esercito e pastori locali.
“Gli abitanti del mio villaggio si sono rifiutati di muoversi”, racconta un abitante del villaggio di Gambella, nella valle dell'Omo, in un'intervista con i ricercatori del think-thank californiano Oakland Institute.
“Hanno iniziato a sparare in aria con i fucili. Ma anche se cercavano di intimidirci, non ci siamo mossi: questa è la nostra terra, perché dovremo andar via?”.
Gli hamer e gli altri abitanti di questa regione - tra cui i gruppi di etnia mursi e bodi - sono vittime di una politica del governo etiope chiamata villagizzazione: per lasciare le terre a investitori che vogliono sfruttarne le risorse minerarie o trasformarle in piantagioni su scala industriale, i contadini locali vengono sfrattati e trasferiti forzatamente in altri villaggi. 
“Il governo ci ha detto che se non li asseconderemo, saremo sgozzati in pubblico come capre”, ha detto a Survival international un rifugiato di etnia hamer.
Agli sfrattati sono stati promessi cibo, scuole e servizi sanitari gratuiti, ma le promesse non vengono sempre mantenute.
“Il governo ottiene fondi dagli investitori, ma questi soldi non arrivano mai alle comunità sfrattate: le istituzioni si riempiono le tasche e i contadini muoiono di fame”,  denuncia uno degli abitanti.
In Etiopia metà del Prodotto interno lordo deriva dall'agricoltura e quattro persone su cinque vivono nelle aree rurali. Da metà del 2000, il governo etiope ha assegnato milioni di ettari di terra a investitori stranieri.
Il programma di sviluppo agricolo governativo prevede lo spostamento di 1.5 milioni di famiglie dalle loro terre a nuovi villaggi costruiti dal governo.
Diverse associazioni umanitarie, però, denunciano che gli spostamenti non sono volontari e sono accompagnati da minacce, arresti arbitrari, stupri, pestaggi e sequestri.
“Questo non è sviluppo: gli investitori stanno distruggendo la nostra terra e la natura”, protesta un abitante del Benishangul, regione nell'ovest del Paese.
“Non c'è scuola, non c'è cibo, distruggono tutte le risorse naturali. Il bambù qui è fondamentale per la vita delle persone: viene usato come cibo, per il bestiame, per le case, per il fuoco, per tutto. Ma gli investitori distruggono pure quello”.

http://www.thepostinternazionale.it/mondo/etiopia/pastori-hamer-sfrattati-governo-etiopia

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