L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 giugno 2015

Cassa Depositi e Prestiti, tremiamo, Renzi ci ha messo le mani, addio ai risparmi postali degli italiani

Cassa depositi e prestiti, ecco il Renzi pensiero (vero o verosimile?)

17 - 06 - 2015 Michele Arnese
Cassa depositi e prestiti, ecco il Renzi pensiero (vero o verosimile?)
“Gli attuali vertici hanno fatto un buon lavoro, ma dobbiamo per forza nominare cinque persone nuove, per motivi tecnici, e questo fa decadere consiglio di amministrazione. Pensiamo a interventi per fare Cdp più forte nelle partite del Paese”.
Con questa dichiarazione, martedì sera a Porta a Porta, ovviamente, e non in Parlamento o dopo un consiglio dei ministri, il premier Matteo Renzi ha certificato che, sì, il governo vuole rottamare con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale i vertici della Cassa depositi e prestiti, controllata con l’80% dal ministero dell’Economia, principale istituzione finanziaria italiana, come ha scritto l’economista Francesco Giavazzi.
Dunque, via il presidente Franco Bassanini e via soprattutto l’ad, Giovanni Gorno Tempini.
Perché? Il presidente del Consiglio ha asserito che il governo lo deve fare “per forza”, “per motivi tecnici”. Quali sono questi “motivi tecnici”? In attesa di un tweet chiarificatore di Renzi o del ministro dell’Economia, Piercarlo Padoan, si possono avanzare alcune ipotesi sotto forma di Renzi-pensiero.
Eh sì, perché se il premier giochicchia con le parole, dice e non dice, ipotizza improbabili “motivi tecnici”, allora a un giornalista sarà pure consentito di giochicchiare rielaborando peraltro quanto da giorni Formiche.net sta scrivendo seriamente, per cercare di approfondire i veri motivi del cambio al vertice voluto da Renzi e da amici e consiglieri ultra renziani come Andrea Guerra e Marco Carrai.
Ecco, dunque, il Renzi-pensiero. Vero o verosimile?
“Bassanini molto bravo, preparato e appassionato, ed è pure ganzo e renziano su Twitter ma è un esponente delle fondazioni, quindi di quel capitalismo di relazione che va rottamato, con buona pace di quell’arzillo vecchietto di Giovanni Bazoli, che mi sembra sia pure in buoni e antichi rapporti con Gorno Tempini. E l’ad mi sembra poco reattivo, un po’ troppo schivo, o forse non capisco quello che pensa, o forse lui pensa che io non capisca. Boh. E comunque, pure il Corriere della Sera ha fatto capire che qualcosa bisogna fare vista la dinamica dei conti e dei tassi”.
“Sul progetto Export Banca i signori della Cassa stanno traccheggiando da tempo, eppure le aziende italiane bisogna finanziarle e sostenerLe davvero. Prima mettono i bastoni tra le ruote in Parlamento, grazie ai loro amici deputati e senatori, alla loro controllata Sace che voleva prendere in mano e realizzare il progetto Export Banca. Poi dicono che per fare davvero una Export Banca si avrebbe come effetto indiretto una vigilanza occhiutissima di Banca d’Italia o della Bce, facendo sballare tutti i parametri patrimoniali con il rischio che la Cassa faccia addirittura meno prestiti. I miei consiglieri dicono che sono solo scuse. Il problema che loro sono legati a una concezione troppo prudenziale della loro attività”.
“Su Ilva e su altri interventi possibili sull’industria, la Cassa ci sbatte in faccia lo statuto secondo cui loro non possono investire in società che non fanno utili da almeno due anni. Ma così che senso ha avere una florida Cassa se non si rischia un po’ per il bene del Paese?”.
“Pure sulla banda larga la Cassa non mi convince più di tanto. Parliamoci chiaro, qui a Palazzo Chigi è caos assoluto. Ci sono settori della presidenza del Consiglio, come ad esempio il dirigente Tiscar, che giudica Telecom troppo pavida negli investimenti sia sulla rete fissa per manutenzioni e altro, sia nella realizzazione della fibra. E ci sono i miei consiglieri come Guerra che questa guerra pure di Bassanini a Telecom non la condividono affatto. Piuttosto siamo preoccupati che su Telecom ci possano mettere mani i francesi alla Bollorè, una eventualità che a Bassanini non dispiacerebbe viste le sue buone relazioni con la Francia. Ma si può dare una infrastruttura strategica come la rete fissa e pure i cavi sottomarini di Telecom Sparkle, su cui i Servizi da tempo ci richiamano l’attenzione, agli stranieri? E siamo davvero sicuri che la fissazione di Cdp per dare una espansione nazionale a Metroweb sia nell’interesse nazionale e non soprattutto un interesse per i conti di Metroweb?”.
“Ecco, per tutte queste ragioni dobbiamo per forza intervenire. I motivi tecnici poi li troviamo. Magari più tardi faccio un tweet per chiarirmi meglio le idee”.

http://www.formiche.net/2015/06/17/cassa-depositi-prestiti-ecco-il-renzi-pensiero-vero-o-verosimile/

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