L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 11 giugno 2015

Comunione e Liberazione come far soldi sui migranti

emergenza immigrazione

Profughi, un business da 28 milioni

Inchiesta sulla distribuzione dei fondi ai centri di accoglienza in Fvg: affare senza controlli. E i Comuni devono anticipare le spese per i minori stranieri













UDINE. Dalle cooperative alle imprese di Comunione e liberazione, dalle aziende vicine ai partiti alle multinazionali. Il business sugli immigrati è una torta gigantesca che cresce giorno dopo giorno nonostante appetiti bulimici di molti “avvoltoi”. E nel mentre Viminale, Prefetture, Regioni e Comuni cercano di fronteggiare un’emergenza non ancora sotto controllo, c’è chi i conti li ha già fatti, buttandosi a capofitto sul’affaire-immigrati.
Il sindaco di Tarvisio, Renato Carlantoni, proprio ieri, ha annunciato che sta predisponendo tutta una serie di numeri e cifre su quanto stanno «spendendo Comuni, Regione e Stato. Bene, dai primi risultati mi accorgo sempre più che ci sono dati oggettivamente non giustificabili e irreali».
Carlantoni ricorda che dal 2005 al 2011 il costo giornaliero per i minori (problema che attanaglia il suo Comune) è lievitato del 156 per cento, passando dai 45 euro al giorno per minore agli attuali 120. Ma c’è dell’altro. «Tarvisio - insiste - deve onorare le fatture a trenta giorni, mentre la Regione risarcisce il 100 per cento della cifra con una media di 15 mesi. Questo ovviamente provoca, per un Comune piccolo, problemi di liquidità, che si riverberano sulla possibilità, ad esempio, di pagare gli stati di avanzamento delle opere pubbliche a danno delle nostre imprese».


Tariffa quasi triplicata in pochi anni. Carlantoni: Stato e Regione pagano in ritardo, Comuni in difficoltà

Cifre e numeri dei costi sostenuti dallo Stato per gli immigrati sono quotidianamente aggiornati dal Viminale. Il primo dato certo è che un immigrato costa 35 euro al giorno nel mentre i costi per i minori sono pagati ai Comuni dalla Regione. Se prendiamo l’ultimo dato fornito dalle prefetture, ieri in Fvg la presenza di immigrati era stata fissata in 2 mila 600 persone. È chiaro che nell’arco di un anno è necessario fare una media, partendo dai dati che da gennaio in poi sono via via cresciuti e che sono previsti in costante aumento anche per i prossimi mesi. Se fissiamo la media della presenza quotidiana verosimilmente a quota 2 mila 200 persone, il costo giornaliero è di 77 mila euro. Che moltiplicati per 365 giorni fa lievitare i costi a 28 milioni 105 mila euro. Insomma, cifre che fanno e faranno sempre più gola. Da qui la necessità che “Mafia capitale” possa e debba rimanere soltanto un triste episodio. Tuttavia, i dubbi sono tanti e tutti più che legittimi. «Attenzione però - ammonisce Gianfranco Schiavone, responsabile dell’Ics, il Consorzio italiano di solidarietà che gestisce il sistema di protezione a Trieste - a dire che l’Italia spende molto per gli immigrati. Una cosa è il cattivo uso del denaro; un’altra la presunta spesa eccessiva. Vero è che in passato avevamo domande esigue rispetto alla popolazione: 25 mila richieste come la vicina Austria». Resta il fatto che il vero nodo è il controllo dei costi. Nell’attuale sistema emergenziale i controlli sono affidati alla prefetture. Le quali sono alle prese con un ritardo strutturale rispetto al fenomeno migratorio. E a proposito di prefetture, ieri il deputato della Lega, Massimiliano Fedriga ha invitato i cittadini a chiamarle per avere risposte sull’esodo incontrollato. «La prefettura dovrebbe essere al servizio dei cittadini che pagano le tasse. È un vostro diritto - ha detto - sapere chi accogliete, dove, quando e per quanto tempo e quanti soldi sono sottratti al territorio per ospitare clandestini».
Che fare dunque? L’obiettivo dovrebbe essere quello della massima scrupolosità nei controlli sulla rendicontazione dele spese, che può essere analitica o forfettaria. «La prima - dice ancora Schiavone - deve dimostrare la spese effettivamente sostenute, e nel caso, prevede la restituzione o l’aggiunta di contributi. Questo avviene per quei 400 Comuni che danno ospitalità a 22 mila persone. Lì non ci sono infiltrazioni mafiose». Altra cosa, invece, è la rendicontazione forfettaria che prevede la tenuta della contabilità ma senza obbligo di presentare conti precisi per cui eventuali rimanenze vengono intascate dalle società appaltanti. Non solo, ma l’esperienza di questi primi anni insegna che il malaffare predilige appalti grandi e concentrazioni importanti di immigrati.
«Chi appalta questi servizi in maniera molto corretta, come insegna la regola del sistema di accoglienza dei 400 Comuni - conclude Schiavone - non ci guadagna nulla perchè si tratta di servizi dove i controli sono analitici. Il business si fa su quantità e qualità di cibo, sulle paghe agli operatori, su figure professionali inesistenti, ma che risultano a libro paga».

http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/06/10/news/il-business-dei-profughi-che-nessuno-controlla-1.11590185

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