L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 29 giugno 2015

e il governo del corrotto Pd lascia la gestione dei risparmi postali a Goldman Sach

Cassa depositi e prestiti, chi racconta frottole?

28 - 06 - 2015Michele Arnese
Cassa depositi e prestiti, chi racconta frottole?
Signore e signori, tanto rumore per nulla. Il ribaltone in Cassa depositi e prestiti con il siluramento dei vertici ad opera di Palazzo Chigi (con il rumoroso silenzio del ministero dell’Economia, che pure detiene l’80 per cento della Cassa), è un naturale, quasi scontato, avvicendamento.
È stato Franco Bassanini, presidente uscente di Cdp che lascerà il posto a Claudio Costamagna, voluto dalla presidenza del Consiglio, a sottolinearlo ieri. E’ in corso – ha detto – solo un “naturale avvicendamento“. Naturale e quasi inevitabile visto che – come ha aggiunto Bassanini – “noi abbiamo sostanzialmente chiuso in anticipo di qualche mese l’attuazione del piano 2013-2015 e ha senso pensare che l’impostazione del piano 2016-2018 sia fatto da un cda nuovo che lo attuerà in una prospettiva triennale”.
Bassanini ha anche rimarcato che in Cdp “in cinque anni è raddoppiato il patrimonio netto, si è moltiplicato per dieci il supporto per l’economia, siamo arrivati a 400 miliardi di attivi”. E poi ha stimmatizzato il fatto che sulla vicenda dei vertici della Cassa “sui giornali ho letto di tutto, di cui almeno il 50% non era vero”.
Tra i criticati, non esplicitati, c’è pure il sottoscritto visto che il presidente uscente di Cdp nei giorni scorsi, dopo questo articolo tra il serio e il faceto, o il romanzato, ha twittato accusandomi di fare della disinformazione. Invece ci siamo limitati, forse prima di altri e forse con maggiori informazioni – seppure senza il timbro di istituzioni, ministeri, portavoce o portasilenzi – a ipotizzare i veri motivi del “naturale avvicendamento” ai vertici della Cdp (qui uno degli articoli più completi e questo è l’ultimo articolo ricognitivo sulla vicenda).
Ovviamente il governo ha il diritto di cambiare il top management di una società controllata dal Tesoro. Ma i governi devono avere la decenza – almeno la decenza – di non raccontare frottole a mercati, istituzioni, imprese e risparmiatori. Visto che la Cdp non è la Centrale del Latte di qualche paesucolo ma è la società che detiene partecipazioni di peso – controlla il 25,7% di Eni, il 100% di Sace, il 59% di Cdp Reti (che ha le quote di controllo di Snam e Terna), il 77% del Fondo strategico italiano (Fsi), il 100% di Fintecna e altro ancora – e che ha questi numerini: partecipazioni in 424 aziende, attivi per 401 miliardi, un patrimonio raddoppiato a 35 miliardi e 3,8 miliardi di dividendi distribuiti in 5 anni, come ricostruito dal Corriere Economia.
Dunque, da disinformati, chiediamo: qual è la versione da prendere in considerazione? Quella di Bassanini o quella di Renzi? Si ricorderà che il premier ha giustificato l’intervento sulla Cassa depositi e prestiti con imprecisati “motivi tecnici” che inducevano il governo “per forza” a cambiare i vertici di Cdp con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato sia del presidente Bassanini e dell’amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini.
Da cronisti disinformati chiediamo agli informati: chi dice bugie fra Bassanini e Renzi? Aspettiamo fiduciosi che le istituzioni magari ammettano di aver detto un paio di bufalette per giustificare un naturale, necessario, avvicendamento.
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