L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 28 giugno 2015

Francesco avanti, l'Italia al palo

Lo Stato di Palestina è ufficialmente riconosciuto dalla Santa Sede

27-06-2015  di François Vayne
fonte: Città Nuova L’accordo globale tra la Santa Sede e la Palestina, raggiunto il 13 maggio scorso, è stato siglato venerdì 26 giugno in Vaticano, lo stesso giorno in cui gli attentati in Francia e in Tunisia distoglievano l'attenzione dell'opinione pubblica da questo evento storico


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Un anno dopo lo storico viaggio di papa Francesco in Terra Santa, l'annuncio del riconoscimento dello Stato di Palestina da parte della Santa Sede lo scorso 13 maggio ha anticipato la firma di un «accordo globale», la cui natura non era ancora stata resa nota. Sabato 16 maggio il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha incontrato il papa prima di partecipare, il giorno seguente, alla cerimonia di canonizzazione di due religiose originarie della Palestina, Mariam Bawardi e Marie-Alphonsine Ghattas. In piazza San Pietro venivano sventolate allegramente bandiere palestinesi dai membri di una delegazione formata da circa 300 cristiani arabi, giunti dalla Terra Santa, guidati dal patriarca di Gerusalemme mons. Fouad Twal. Canonizzando Mariam Bawardi come esempio per diventare «strumento di incontro e di comunione con il mondo musulmano», Francesco ha così risposto ancora una volta alla teoria dello «scontro di civiltà», rigettando le manipolazioni che tendono ad opporre cristiani e musulmani secondo gli interessi strategici di una sola della parti. Malgrado il peso delle lobby e la propaganda mediatica in voga, il papa rifiuta infatti coraggiosamente di lasciarsi ingabbiare in una logica di esclusione e di guerra. Evita il tranello teso su vasta scala da coloro che cercano di trascinare i cattolici in una battaglia islamofoba che non appartiene loro, e andando al di là delle forze contrarie ha quindi desiderato riconoscere apertamente lo «Stato di Palestina».
Discusso da una quindicina d'anni, l'accordo globale bilaterale è stato firmato ufficialmente venerdì 26 giugno. Disciplina l'attività della Chiesa cattolica e il suo riconoscimento giuridico nei territori palestinesi, e riafferma l'auspicio di una risoluzione del conflitto tra israeliani e palestinesi nel quadro dei due Stati previsti nel 1947 dall'Onu (la «soluzione a due Stati»).
Mons. Paul Richard Gallagher, segretario della Santa Sede per le relazioni con gli Stati, e Riad Al-Maliki, ministro degli esteri palestinese, hanno siglato questo documento storico formato da 32 articoli suddivisi in otto capitoli. «Nelle intenzioni della Santa Sede, questo accordo che salvaguarda la libertà religiosa e di coscienza può costituire un modello per altri Paesi a maggioranza musulmana, e contribuire positivamente alla sfida del dialogo con l'Islam nella vita pubblica, sociale e politica» ha sottolineato mons. Giuseppe Lazzarotto, delegato apostolico a Gerusalemme e in Palestina.
Questo accordo fa del Vaticano il 136° Paese ad aver riconosciuto lo Stato di Palestina, confermando il sostegno internazionale che si era chiaramente manifestato con la risoluzione dell'Assemblea generale dell'Onu del 29 novembre 2012, che ha riconosciuto la Palestina come osservatore non membro.
La Santa Sede, che ha relazioni diplomatiche con Israele dal 1993, sta negoziando dal 1999 un accordo sui diritti giuridici e patrimoniali delle congregazioni cattoliche nello «Stato ebraico» - secondo il termine usato dall'Onu nel 1947 -; tuttavia, ciascun incontro semestrale si risolve con un nulla di fatto. Sebbene sia ancora lungo, il cammino della pace e del dialogo continua.
 
Traduzione di Chiara Andreola

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