L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 30 giugno 2015

gli euroimbecilli sempre più scemi e i nostri governanti peggi di loro. Irricevibile

L’UE fa discutere: chiede la produzione di formaggio italiano senza latte

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formaggio

L’ultima richiesta dell’Unione Europea fa molto discutere: in sostanza, ha chiesto che l’Italia si adegui alla produzione di formaggi utilizzando surrogati come il latte in polvere. Una proposta, questa, restituita al mittente e che ha fatto indignare il paese intero.
L’Unione Europea, di fatto, chiede al nostro paese di dare il via libera alla produzione di formaggio senza l’utilizzo del latte. La Commissione Europea, infatti, ha inviato a Roma una diffida che definisce le leggi italiane troppo stringenti, e auspica che il Paese annulli il divieto di utilizzare il latte in polvere concentrato per la loro preparazione.
Ricordiamo, infatti, che la normativa italiana vieta assolutamente l’utilizzo di surrogati al latte. Tutto ciò è considerato come un ostacolo alla “libera circolazione delle merci”, visto che in Europa entrano anche i famosi “latticini senza latte”.Ovviamente, se ciò dovesse accadere il rischio per l’Italia è davvero pericoloso: l’intera filiera dell’industria casearia italiana potrebbe incorrere in conseguenze devastanti. Sulla proposta si sono già espressi diversi esponenti, tra i quali Roberto Moncalvo (presidente della Coldiretti), il quale ha ritenuto la richiesta dell’Ue un “diktat” imposto per assecondare le lobby.Di fatto, accogliendo la richiesta dell’Ue, non solo vedremmo l’industria casearia italiana inginocchiarsi alle dure leggi dell’industria, ma gli standard qualitativi dei nostri prodotti (riconosciuti, nella loro qualità, a livello mondiale) ne risentirebbero in modo incalcolabile.Sulla questione si è espresso anche  Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole: attraverso un tweet ha ricordato come la qualità del sistema lattiero caseario italiano verrà tutelato in tutti i modi. L’obiettivo è di ricordare alla Commissione Europea come sia necessario un’intervento più approfondito sull’etichettatura del latte, al fine di tutelare al meglio le esigenze dei produttori noistrano, soprattutto dopo la fine del regime delle quote.Di fatto, si prospetta una battaglia dura e piuttosto lunga, dove i colpi bassi non mancheranno di certo. Ciò che è certo è che l’Italia è un paese in cui le leggi (riguardo la produzione casearia) sono rigide e precise. La ragione è presto detta: la qualità dei nostri prodotti, tanto ammirata ed apprezzata nel resto del mondo, è il frutto di un lavoro basato proprio sul rispetto di tale norme.Péerchè, quindi, abbassare la qualità? Le lobby, come ha precisato il presidente della Coldiretti, mirano ad entrare in tutti i settori del commercio, a discapito ovviamente della cosiddetta “qualità”. Inoltre, e a questo punto la domanda è lecita, com’è possibile produrre un formaggio buono, e di qualità, senza la materia prima? Un formaggio senza latte fresco è da considerarsi un prodotto “nullo” o comunque inaccettabile da mangiare.

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