L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 13 giugno 2015

Il governo del corrotto Pd fa acqua da tutte le parti deve andare via

Pro e Contro dell'operato di Matteo Renzi come Premier: Quanto è valido il suo governo?

Scritto da Simone Muti
Pro e Contro dell'operato di Matteo Renzi come Premier: Quanto è valido il suo governo?12 giugno 2015
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi si trova innaturalmente all’angolo.
In oltre diciotto mesi di governo, non lo si era mai visto in difficoltà come è ora, e la colpa non può essergli addebitata se non in piccolissima parte. Lo si era saputo fin dall’inizio che la sua attività di governo non sarebbe stata una passeggiata: dalle modalità della sua “presa del potere” fino alla maniera in cui lo ha esercitato, tutto congiurava a mettergli contro chi era pervaso dalle antiche consuetudini, dal politically correct, dai vecchi centri di potere…
Ed inoltre, il Presidente del Consiglio e segretario del PD, ci ha messo del suo per disorientare la vecchia base politica su cui lo zoccolo duro del PD poggia (essenzialmente quello proveniente dall’area ex PDS): il battibecco quasi quotidiano con i sindacati, un atteggiamento più assertivo verso l’Europa, una certa consuetudine con pratiche e personaggi spregiudicati.
Il “via” alla caccia al Renzi è stata data dalla sconfitta in Liguria, regione che è passata da sinistra a destra dopo che il candidato alle primarie democratiche (Raffaella Paita) ha vinto con modalità sospette, tanto che l’altro contendente (Sergio Cofferati) è uscito dal partito appoggiando ufficialmente il candidato dell’altra sinistra.
Il “renzismo” aveva subito la sua prima battuta d’arresto e i nemici del Presidente del Consiglio hanno ripreso forza nel contrastarlo.
Sulla sfiducia degli elettori pesa soprattutto lo scandalo legato alle vicende giudiziarie di “Mafia Capitale” dove dirigenti, consiglieri comunali e assessori democratici di Roma sono scesi a compromessi e ad affari illeciti con quel «mondo di mezzo» legato a doppio filo a Salvatore Buzzi e all’ex adepto dei NAR Massimo Carminati.
Il partito che ha nel suo DNA i geni di Berlinguer e della sua «questione morale» (più dichiarata che praticata, in realtà) è risultato impigliato in una rete affaristico – criminale all’insaputa, pare, dei vertici e del sindaco stesso che, adesso, fa vacillare le più solide convinzioni!
che già in realtà erano vacillate con le candidature di “impresentabili”, prima fra tutte quella di Vincenzo De Luca a governatore della Campania, ineleggibile a causa di una condanna per abuso d’ufficio. E quando il presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, ha pubblicamente iscritto quel nome nella lista nera, continuamente rimandata, è stata accusata (lei che ha solamente risposto alle istanze di un regolamento etico) dai renziani di stretto giro, di “disfattismo” o, peggio, di agire per vendetta personale.
La questione dell’immigrazione, poi è un altro argomento che viene ascritto al Premier, il quale, più che per l’esodo delle masse dei disperati in cerca di un futuro migliore, è semmai colpevole di mancata capacità di amministrare i flussi in modo ordinato attraverso la Penisola: non puoi pensare di lasciar scappare masse di immigrati dai centri di accoglienza e poi lasciarli liberi di scorrazzare da sud a nord e di farli bivaccare giorno e notte nelle stazioni ferroviarie senza che il Paese, il cittadino comune, si senta abbandonato.
La situazione alla Stazione centrale di Milano sta diventando insostenibile tanto che le autorità locali vi hanno aperto presìdi sanitari – proprio nei mesi in cui l’Expo sta entrando nel suo vivo! L’Europa, inoltre, non riesce a trovare un accordo al suo interno per aiutare l’Italia a sollevarsi da questa situazione e il parafulmine di questa impotenza è, ancora una volta, il Premier.
Ad agitare i sonni recenti del Presidente del Consiglio, immaginiamo, ci sia anche il caso Azzollini, il senatore del nuovo centrodestra accusato di associazione a delinquere e di induzione indebita a dare o promettere utilità e per questo la procura di Trani ne ha chiesto l’arresto. Ora: Antonio Azzollini è presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, camera su cui il Governo Renzi si regge su una manciata di numeri, e ieri Mario Orfini, ha dichiarato che in merito alla richiesta di arresto «si debbano valutare le carte, ma mi pare che sia inevitabile votare a favore»!
Poi deve essere stato richiamato all’ordine poiché nel frattempo tutto il Nuovo centrodestra si era sollevato contro quest’impeto giustizialista del presidente del PD, dopo che già il giorno precedente, sulla legge di riforma sulla buona scuola, il governo era andato sotto proprio grazie alle defezioni provenienti da Area Popolare, gruppo a cui il NCD appartiene.
Ce ne sono di preoccupazioni per non far dormire sonni tranquilli al Presidente del Consiglio senza accostargli anche i problemi che si stanno annuvolando sulla riforma del Senato, il primo vero obiettivo su cui si concentrano i nemici di Renzi nel suo partito: vorrebbero far slittare la sua approvazione a dopo l’estate. Ascoltati i rumori provenienti dall’accampamento nemico pare che i più stretti collaboratori del Premier abbiano convenuto di studiare un eventuale Piano B: ovvero le elezioni anticipate. 


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