L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 15 giugno 2015

Il governo del corrotto Pd permette alle multinazionali di bucherellare l'Italia a loro piacimento, niente Energia Pulita

Trivelle in Adriatico, all'Auditorium San Rocco centinaia di persone in assemblea

immagineVenerdì 12 giugno, più di duecento persone hanno affollato l’auditorium San Rocco per il dibattito su Sibilla e le trivellazioni in Adriatico. Una risposta che dimostra la preoccupazione – ma anche l’indignazione - che attraversa Senigallia e l’intero territorio regionale. Infatti, se il maggior numero dei partecipanti è stato ovviamente senigalliese, molto consistente è stata anche la presenza di attivisti sia dei centri sociali sia dei comitati ambientali provenienti da tutte le Marche, in particolar modo dal pesarese e dall’ascolano.
Gli attivisti abruzzesi del “Comitato No Ombrina” hanno presentato un dossier sulla petrolizzazione in corso lungo le coste adriatiche, ponendo particolare attenzione alla situazione marchigiana. Dossier pubblico, consultabile e scaricabile ai seguenti link: www.arvultura.it e www.globalproject.info Quella che è emersa, è la chiara intenzione da parte delle multinazionali del petrolio e del Governo Renzi di trasformare l’Italia in una piattaforma per trivellazione e stoccaggio di CO2.
Il decreto Sblocca Italia, infatti, afferma per legge la superiorità degli interessi economici delle multinazionali a discapito dell’economia diffusa del nostro territorio, fatta di agricoltura, turismo balneare, artistico e culturale. L’economia del petrolio non porta con sé solo le trivellazioni per cercare e/o stoccare, ma tutto un indotto logistico fatto di discariche per i rifiuti, gasdotti e oleodotti che attraverseranno tutto il lato est della penisola, sia in mare che in terra. Impianti che devastano l’ambiente ma che corrompono anche la democrazia. Lo Sblocca Italia, infatti, definendo i siti di stoccaggio d’interesse strategico nazionale, espropria la sovranità di ogni ente locale, che siano regioni, province o comuni. Tutto finisce così per essere deciso da Roma centralmente, in accordo con le multinazionali, e poi imposto sul livello territoriale.
Ecco perché l’assemblea non è stata solo un momento d’informazione, ma anche un momento di democrazia, cioè di organizzazione, che ha come scopo da una parte la costituzione di un comitato cittadino “No Sibilla” e dall’altra quella di un coordinamento regionale “Trivelle Zero/Marche”. L’assemblea si è anche dotata di una mailing-list e di una pagina facebook Trivelle Zero/Marche (https://www.facebook.com/pages/Trivelle-ZeroMarche/1591106147844080) entrambi per restare in contatto, allargare la partecipazione, informare, pubblicizzare le iniziative, organizzarsi e coordinarsi per arrivare a breve ad una nuova assemblea.
Venerdì 12 giugno in centinaia abbiamo iniziato una battaglia, che sarà lunga e difficile, ma che va combattuta e va vinta per noi, per le nostre città, per il nostro territorio e per la nostra democrazia. Dalla Val Susa all’Abruzzo, passando per Napoli e Venezia, le lotte per i beni comuni e per uno sviluppo ecosostenibile ci hanno insegnato che l’arma principale per battere chi vuole fare profitti sulle nostre vite è la partecipazione plurale, libera, cosciente e radicale della popolazione. Per quanto ci riguarda, comincia adesso.

da Spazio Occupato Arvultùra

http://www.viveresenigallia.it/index.php?page=articolo&articolo_id=540872 
           
  

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