L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 15 giugno 2015

il popolo italiano c'è e il governo del corrotto Pd che non ha una Visione-Paese

Così le coop di ex dipendenti fanno rinascere le aziende chiuse

ADNKRONOS
DOMENICA 14 GIUGNO 2015 13.03 GMT
Storie di 'buona riconversione'
Roma, 14 giu. (AdnKronos) - Le aziende chiudono, licenziano, ma capita anche che rinascano grazie all'iniziativa di ex dipendenti che non si rassegnano, diventano imprenditori e si associano in cooperative, pronti a sfidare il mercato. In tempi di crisi succede anche questo e non è infrequente anche in Italia. In gergo questo tipo di operazione si chiama "workers buy out" ed è diffusa soprattutto negli Stati Uniti.
Numerosi sono gli esempi di questa 'riconversione buona' legati alle coop bianche di Confcooperative che l'Adnkronos ha selezionato. Esemplare il caso di Lincoop. Dodici lavoratori di un'azienda di segnaletica stradale di Bertinoro, in provincia di Forlì-Cesena, rimasti disoccupati, si sono organizzati per rilevare l'attività della loro ex azienda e per continuare a lavorare, riuscendo ad assumere anche qualche giovane in cerca di un'occupazione. Oggi i lavoratori sono 21 e continuano ad operare nel settore della segnaletica e cantieristica stradale.
"Siamo nati dalle ceneri di una azienda che ha chiuso. Potevamo scegliere di andare ognuno per conto suo o provare a fare qualcosa insieme – dice Roberto Morgagni, presidente di Lincoop che nella vecchia azienda si era sempre occupato della parte commerciale – alla fine abbiamo scelto questa seconda strada. Certo, siamo partiti con un solo contratto, ma in pochi mesi la nostra squadra ha trovato commesse in diverse parti d'Italia".
Un'altra storia emblematica riguarda la chiusura dello stabilimento di Orcenico, a Pordenone, di Ideal Standard, avvenuta a dicembre 2014. Qui il futuro c'è già, si chiama IdealScala, la cooperativa che fin da luglio scorso era stata costituita da 18 lavoratori che hanno cominciato a pensare al loro futuro. La ripresa delle produzione avverrà dopo la formalizzazione dei contratti con circa 50 soci lavoratori della start up cooperativa che nasce dalle ceneri del sito produttivo. Il piano prevede che IdealScala produrrà inizialmente sanitari in ceramica a marchio "Senesi" ed entro tre anni i dipendenti dovrebbero passare da 50 a 150.
Anche il settore edile, duramente colpito dalla crisi, vanta una rivincita dal basso. La Nuova Edilspada è la cooperativa nata da una grande realtà del settore edile cesenate. Alcuni dipendenti della vecchia impresa si sono rimessi in gioco con modalità diverse perché, come spiegarono, innamorati del mestiere e decisi a non disperdere l'esperienza acquisita in decenni di appalti e costruzioni. Oggi è una struttura snella di 10 dipendenti, tutti soci per affrontare anche piccole commesse e reggere più facilmente il mercato.
Prima la crisi finanziaria della Nuova Pansac e della Pansac International, poi il commissariamento avvenuto nel dicembre 2011 e, infine, una nuova rinascita grazie all'acquisto del ramo d'azienda da parte di una nuova cooperativa: questo il percorso della Raviplast, costituita dagli stessi ex dipendenti. Si parte con 24 lavoratori che saranno quasi tutti soci di questa realtà produttiva di imballaggi plastici di Ravenna.
Una storia tutta al femminile, invece, quella di Athena sartoria di Cingoli, in provincia di Macerata. La vecchia impresa del settore tessile chiude i battenti ed è così che 7 lavoratrici quarantenni hanno rimesso su l'azienda, trasformandola in cooperativa. Risultato, due vecchi clienti riconquistati 600 abiti al mese confezionati.
Per finire, un'eccellenza della meccanica arriva dal Sud, Pianodardine, a due passi da Avellino. C'era una volta la C.M.S. società irpina specializzata in lavorazioni meccaniche di precisione. Oggi l'azienda è stata rilevata dai dipendenti che hanno creato la cooperativa di produzione e lavoro Pontesabato. Tra le produzioni, assali per tram completi di fuselli, scatole cambio automatico per pullman, basamenti di compressori per aria compressa e tanto altro. I clienti storici sono nomi altisonanti: Ansaldo Breda, Iribus, Asticher, Siad, Gildmeister. Per ora l'organico della cooperativa è di 20 persone e il fatturato si aggira intorno a un milione di euro.

http://nr.news-republic.com/Web/ArticleWeb.aspx?regionid=6&articleid=43294694&source=digest&tagid=-19&tagname=Ultime%20Notizie

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