L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 7 giugno 2015

Jobs Act, il valore di questo tipo di contratto è zero, le banche non eragono finanziamenti, ci vogliono garanzie terze



“Il jobs act aggrava la precarietà”


Adusbef e Federconsumatori "sfidano" il governo

ROMA. Gli entusiastici proclami di Governo e ministro del Lavoro, si infrangono, purtroppo, sui dati  Eurostat sulla occupazione, che vede l’Italia maglia nera per tasso di attività inferiore di 10 punti alla media dei 28 Paesi europei, con meno di due persone su tre, tra i 15 e i 64 anni, nel mercato del lavoro (tra lavoratori e coloro che cercano), il livello più basso in Europa.

Lo studio Eurostat sul terzo trimestre 2014, fotografava oltre 3,6 milioni di persone che sarebbero disponibili a lavorare ma non cercano impiego: il 14,2% della forza lavoro, oltre tre volte la media Ue-28 (4,1%), con una percentuale salita su base tendenziale dello 0,2 % in Ue, dell’1,1% in Italia.

Nel terzo trimestre 2014 inoltre,  se si sommano ai tre milioni di disoccupati (oltre 3,4 milioni il dato mensile di novembre) i 3,6 milioni di persone che non cercano impiego ma sarebbero disponibili a lavorare, si superano i 6,6 milioni di persone, il 7,8% in più dello stesso periodo del 2013. Il dato sulle persone che “non cercano ma sono disponibili” (tra i quali gli scoraggiati) è il 14,2% oltre tre volte la media Ue (4,1%).

Dalle tabelle sulle percentuali di attività in Ue secondo le quali l’Italia ha fatto passi avanti in questi ultimi 10 anni inferiori alla media e resta con il 63,9% quasi 10 punti al di sotto della media Ue-28 (72,3%), con il basso tasso di attività femminile (54,4%), di oltre 12 punti inferiore alla media Ue e di circa 25 punti rispetto alla Svezia (79,3%), emerge un quadro poco rassicurante anche sulle future prospettive occupazionali, che invece di limitare la precarietà, rischia di aggravarla.

Adusbef e Federconsumatori, che nei giorni scorsi hanno inviato alcuni giovani che si sono finti neo-assunti con contratti a ‘tutele crescenti’ nei principali sportelli bancari per chiedere un mutuo ‘prima-casa’, lanciano una sfida a governo e ministro del Lavoro: perché, se i nuovi contratti di lavoro dovrebbero contenere principi di stabilità di un lavoro solido, le banche non erogano il mutuo se non corredato da fidejussione (oltre ipoteca) o da una costosa polizza di migliaia di euro, (vita, infortuni, perdita del lavoro, ecc.), fino a 25/30.000 euro in alcuni casi, che taglieggia la maggior parte dei richiedenti  un prestito per acquistare una casa ?

Elio Lannutti (Adusbef) – Rosario Trefiletti (Federconsumatori)

http://www.ilcittadinoonline.it/news-dal-mondo/il-jobs-act-aggrava-la-precarieta/ 

Nessun commento:

Posta un commento