L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 13 giugno 2015

Le Alternative al Capitalismo Assoluto si fanno spazio faticosamente

Bolivia, Morales: il Fmi non decide più nostra politica economica

“Il Fondo monetario internazionale non decide più la nostra politica economica: siamo noi a decidere”.
morales
Evo Morales Ayma, presidente della Bolivia, usa queste parole per sintetizzare i risultati raggiunti negli anni al governo del suo Paese; anni trascorsi all’insegna di nazionalizzazioni, ridistribuzione delle risorse naturali e lotta alla fame.
Dall’aula magna dell’Università Bocconi di Milano, Morales parla della ‘Rivoluzione democratica culturale in Bolivia’ durante una lectio magistralis tenuta da lui, icona della sinistra mondiale, nella celebre università. Accolto dal rettore della Bocconi, Andrea Sironi, che per l’occasione ha salutato l’ospite parlando in lingua spagnola, Morales nel corso della lunga ‘lectio’ ripercorre il suo cammino politico e raccoglie standing ovation dalla platea composta in larga parte da sostenitori, anche di origine sudamericana, che indossano spillette e sventolano bandierine.
“Sono venti anni – dice Morales – che combattiamo contro il libero mercato, un modello economico che saccheggia le risorse naturali”, al quale è stato possibile opporsi attivamente solo quando si è deciso “di passare dalla protesta alla proposta politica”. Morales si guarda alle spalle e ricorda gli anni in cui era un sindacalista e difendeva il lavoro. Parla del suo impegno nel “movimento campesino” e di quando ha deciso “di lavorare” per la “rifondazione della Bolivia, uno stato che era senza classi sociali e che era incapace di rappresentare il popolo e le sue rivendicazioni”. Dopo l’elezione presidenziale, il lavoro, “lungo”, è partito dal garantire alle singole realtà boliviane “l’autonomia fino ad allora usata per dividere la Bolivia”. Poi si è agito sull’economia, partendo dalle nazionalizzazioni.
“Compagni”, dice Morales, rivolgendosi alla platea quando ricorda “la lotta molto forte contro il saccheggio delle nostre risorse naturali” – propria del suo essere “antimperialista” – che lo ha portato a nazionalizzare alcune aziende dopo la sua elezione. Il settore preso ad esempio dal leader boliviano per spiegare il processo di nazionalizzazione è quello degli idrocarburi. Morales ricorda di quando gli dicevano che le multinazionali avevano il diritto sul gas dal momento dell’estrazione in poi e che solo nel sottosuolo era effettivamente di proprietà della Bolivia: “Noi abbiamo detto no – racconta Morales - sia nel sottosuolo che dopo il gas è dei boliviani”. Questa convinzione politica ha portato il governo Morales a spingere sull’acceleratore per nazionalizzare le aziende: “Adesso – spiega con orgoglio il presidente - i boliviani hanno l’82% della proprietà, le multinazionali il 18% e fanno ancora profitti. Questo significa nazionalizzazione e non se n’è andata nessuna multinazionale”, sottolinea Morales.
La lotta al sistema capitalistico, “che fa sì che il denaro sia nelle mani di poche persone”, ha permesso alla Bolivia di avere “delle eccedenze” nei bilanci annuali grazie ai profitti generati dalle società nazionalizzate. Grazie a questo, sostiene Morales, “il Fmi non decide più la nostra politica economica” e le risorse sono state investite nell’istruzione, con il tasso di abbandono passato “dal 6 all’1%”, e nella lotta alla fame, per far sì che la Bolivia potesse raggiungere gli ‘obiettivi del millennio’ voluti Fao per combattere la mancanza di cibo.

http://www.imolaoggi.it/2015/06/13/bolivia-morales-il-fmi-non-decide-piu-nostra-politica-economica/

Nessun commento:

Posta un commento