L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 10 giugno 2015

Mafie, Di Matteo è odiato da pezzi importanti dello stato,


Nino Di Matteo. Non si sente il bisogno di altri eroi


di matteo-R.C.-Nino Di Matteo rischia più di mio fratello Paolo, non è odiato solo da Cosa Nostra, ma da pezzi importanti dello Stato” questo il pensiero di Salvatore Borsellino.
E credo lo abbia ben presente lo stesso Di Matteo, da sempre schivo e riservato, se ha deciso di sottoporsi alle luci dei riflettori. Non si erge a tribuno, non rivolge accorati appelli alla società civile, spiega, da magistrato, i 150 anni di rapporti tra potere politico e Cosa Nostra, regolati dal perverso sistema del voto di scambio.
Ed è, quello di Di Matteo, un atto di accusa dirompente, nei confronti della corruzione, linfa essenziale per le mafie di ogni tipo e generazione. Ribadisce i concetti di Paolo Borsellino, non deve essere la magistratura ad eliminare il marcio della politica “Il miglior modo di sanzionare gli impresentabili sarebbe quello di non presentarli”.
Ma è lo Stato, di cui è servitore fedele, il grande cruccio di Nino Di Matteo, quello Stato che ha interloquito con la mafia, che pretenderebbe di considerare chiuse le pagine nere che ne hanno minato la credibilità e l’autorevolezza, quello Stato che ha inquinato indagini e depistato processi.
Non è una toga rossa, Di Matteo, non è un magistrato malato di protagonismo con malcelate ambizioni politiche, è semplicemente, senza enfasi retorica, un uomo che ama la verità e la ricerca ad ogni costo. Un uomo, e come tale prova paura di fronte alle ripetute condanne a morte pronunciate da Totò Riina, di fronte alla notizia che in Sicilia sono arrivati 200 chili di tritolo per lui, di fronte al silenzio delle Istituzioni preposte a proteggerlo.
Silenzio e attacchi, per il semplice fatto che Di Matteo intende fare il suo mestiere, che è quello di far rispettare la legge. Silenzio assordante e malafede, da parte dei giornali di destra e sinistra, dei politici di destra e sinistra, di un a certa sedicente antimafia.
Soprattutto silenzio da parte delle più alte autorità dello Stato, mentre Nino Di Matteo rischia la vita, e davvero non si sente il bisogno di altri eroi, di altri martiri

http://www.articolotre.com/2015/06/nino-di-matteo-non-si-sente-il-bisogno-di-altri-eroi/ 

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