L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 29 giugno 2015

Per il Circo Mediatico diventano tutti terroristi, godono nel creare terrore ingiustificato, fa notizia e rispondono ai comandi dei loro padroni

Francia, attacco Isere: Salhi ha confessato: "Non sono un terrorista"

L'uomo sospettato dell'attentato alla fabbrica vicino Lione ha ammesso di aver ucciso e decapitato il suo datore di lavoro, ma parla di "difficoltà personali". Si indaga, con la polizia canadese, sul macabro selfie con la testa mozzata della sua vittima: è stato inviato in Siria

28 giugno 2015


Francia, Valls: "Terroristi minaccia con cui dobbiamo


 

Perquisizioni a casa di Yassin Salhi (afp) PARIGI - Alla fine, dopo ore di interrogatorio, Yassin Salhi ha confessato. L'uomo, fermato dopo l'attacco all'azienda di gas di Saint-Quentin-Fallaviern, nell'Isere, ha ammesso di aver ucciso e decapitato il suo datore di lavoro. Il 35enne di origini marocchine "ha anche fornito dettagli" sull'omicidio. Intanto s'indaga, con l'aiuto della polizia canadese, sul macabro selfie con la testa mozzata della sua vittima che Yassin ha inviato tramite WhatsApp ieri mattina alle 9 ad un numero di telefono in Canada.

Secondo fonti vicine all'inchiesta, il selfie è stato inviato in Siria. Il destinatario del messaggio sarebbe una conoscenza di Salhi, in Siria da almeno un anno. I due uomini si sarebbero conosciuti nel 2006 nella moschea di Pontarlier. Il selfie è stato inviato dal cellulare di Salhi verso un numero canadese, ma gli inquirenti hanno stabilito che in realtà il destinatario si trova nelle aree jihadste iracheno-siriane.

La dinamica. Secondo Le Parisiene, l'uomo ha raccontato che l'uccisione è avvenuta in un parcheggio lungo il tragitto fra l'impresa della vittima e la fabbrica Air product dove Salhi ha poi cercato di provocare un'esplosione in un attacco che ha scioccato la Francia. Le Figaro offre invece una ricostruzione della drammatica giornata di venerdì: secondo i primi elementi dell'inchiesta, Salhi è stato visto alle 7.30 assieme al suo datore di lavoro Hervé C. Alle 9.28, Salhi, impiegato come autista per le consegne, si è presentato all'ingresso della fabbrica Air Product di Saint-Quentin-Fallavier. In sette minuti, e fuori dal campo delle telecamere di sorveglianza, ha preparato la macabra messa in scena ponendo la testa del datore di lavoro sulla cancellata e coprendola con due bandiere, una nera e l'altra bianca, che riportano la sua professione di fede scritta in arabo. Poi, alle 9.35, l'uomo ha puntato con il suo camioncino pieno di bombole di gas contro un hangar riempito di contenitori di gas e acetone. E' stato poi bloccato da un pompiere mentre gridava "Allah Akbar".

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