L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 29 giugno 2015

Quegli imbecilli della Nato, a massima velocità verso la 3° Guerra Mondiale, che c'entrano con l'Ucraina?

ISIS CHI? PER L’OCCIDENTE LA VERA MINACCIA È LA RUSSIA

di Fabio Ragno
28 giugno 2015, pubblicato in Analisi Mondo
MEETING NATO
Si è concluso lo scorso 25 giugno a Bruxelles, peraltro senza particolare attenzione da parte della stampa, il summit dei Ministri della Difesa NATO (nella foto a sinistra). Come di prassi, dopo una panoramica sulla situazione internazionale, sono state indicate le linee guida ed i risultati che si intendono conseguire fino al prossimo summit, che si terrà a Varsavia nel 2016.
Qual’é stato il principale oggetto di discussione, e quali sono state le decisioni?
Come recita la dichiarazione congiunta finale , l’Alleanza vede essenzialmente una minaccia nella Russia, che ritiene stia sfidando “la sicurezza euro-atlantica attraverso l’azione militare, la coercizione e l’intimidazione nei confronti dei suoi vicini”.
Fissato questo presupposto, i Ministri si sono detti “preoccupati per le azioni aggressive della Russia”, ed in proposito è stato tenuto a latere uno speciale incontro con il Ministro della Difesa ucraino generale  Poltorak, al quale i Ministri NATO hanno ribadito “il nostro forte impegno per un’Ucraina indipendente, pacifica e prospera, ed il nostro fermo sostegno per la sua integrità territoriale”(l’Ucraina peraltro non è membro né della NATO né della UE, ndr).
Un linguaggio dunque molto duro, per nulla involuto o velato com’è consuetudine nelle relazioni diplomatiche, normalmente tese a lanciare messaggi anche forti ma, allo stesso tempo, lasciare margini di discussione e trattativa. Non qui. In questo caso, molto semplicemente, si sono saltati preamboli e abbellimenti per andare direttamente al sodo, e senza usare mezzi termini.
In secondo luogo, dopo aver fissato la centralità della minaccia russa, i Ministri hanno considerato “il crescere dell’instabilità regionale del fronte sud” in cui intravedono una combinazione di diverse sfide e minacce e tra queste, come recita il comunicato, anche di “quella posta dall’ISIL, o Daesh”.
Come si vede dunque, forse abbastanza inaspettatamente, la scala fissata dai Ministri NATO pone la minaccia rappresentata dall’ISIS (o IS, ISIL, Daesh) in posizione assolutamente subordinata. Ma non solo: l’ISIS, in un modo decisamente riduttivo, non viene nemmeno considerato la “minaccia numero 2” dopo la Russia ma, piuttosto, una tra le tante minacce che provengono dal fronte sud.
Si dirà che forse una tale impostazione probabilmente sarebbe stata diversa se solo il summit avesse avuto luogo all’indomani delle mattanze islamiste avvenute in Tunisia, Francia e Kuwait, ma non è cosi.
Lo dimostrano le dichiarazioni del Vice-Capo di Stato Maggiore dell’Esercito USA generale Daniel Allyn (nella foto sopra) che, in un’intervista  contemporanea agli episodi terroristici ha detto che “la minaccia che ha la mia più grande attenzione è, francamente, quella nell’Europa orientale. La Russia ha chiaramente dimostrato l’intenzione di voler violare i confini nazionali di ben due Stati (Georgia e Ucraina, ndr), e da quel che possiamo vedere questa volontà non è venuta meno”.
Qualcosa di analogo aveva espresso in conclusione al meeting NATO il Segretario alla Difesa statunitense Ashton Carter, (nella foto a sinistra) ripetendo il leitmotiv della “aggressione russa”, del pieno e convinto sostegno all’Ucraina (a proposito del quale ha voluto ricordare l’aiuto americano per 238 milioni di dollari), le lezioni apprese della storia (l’Ucraina come Danzica? ndr) e richiamando infine il già preannunciato dispiegamento di nuove truppe in Europa (vedi in proposito l’articolo di “Analisi Difesa”)  che, in sostanza, consiste nel pre-posizionamento di assetti a livello di brigata corazzata – di cui due battaglioni già presenti in Europa ed uno in arrivo dagli USA- mentre non è stato ancora definito il previsto trasferimento di uno squadrone di caccia F-22 “Raptor”.
Le unità, suddivise in aliquote minori, verranno dislocate rispettivamente nei Paesi Baltici (Estonia, Lituania, Lettonia) e nell’Europa centrale (Bulgaria, Romania e Polonia).
Il pacchetto delle nuove misure in realtà comprende anche la concessione di maggiori disponibilità militari statunitensi verso la NATO che il Segretario Carter, senza entrare troppo nel merito, riferendosi a specifici settori, ha così genericamente elencato: il trasporto aereo strategico; l’intelligence, la sorveglianza e la ricognizione aerea; il sostegno combat; il rifornimento in volo; il supporto navale; gli elicotteri da combattimento; il dispiegamento di un comando (presumibilmente divisionale), ed infine specifici pacchetti di capacità aerea e navale.
Dal canto loro i Ministri della Difesa NATO, entrando anch’essi nel tema del rafforzamento dell’Alleanza, hanno deciso l’ampliamento della forza di dispiegamento rapido NRF (“Nato Response Force”)  elevandola da 13.000 a 40.000 uomini, con l’incremento della componente denominata VJTF (“Very High Readiness Joint Task Force”,). Inoltre -ed è questo un trema molto delicato, su cui però non è dato al momento di saperne di più- è stato deciso di “snellire” il processo decisionale attribuendo al SACEUR (Supreme Allied Commander Europe) il generale americano Philip Breedlove (foto sopra) l’autorità di adottare misure di approntamento delle truppe finalizzate all’impiego (“to prepare troops for action”) all’atto della decisione politica.
Sempre allo scopo di facilitare il dispiegamento rapido delle forze, è stata poi decisa la creazione di un Quartier Generale Logistico congiunto (Joint Logistics Headquarters), e sono stati meglio definiti i compiti e la composizione dei sei neo-istituiti nuclei-comando denominati NFIU (Nato Force Integration Units) in Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bulgaria e Romania.
Siamo dunque ormai entrati in una nuova Guerra Fredda? O si tratta di qualcos’altro ancora?
“Il periodo di pace che durava dalla fine della 2a Guerra Mondiale è finito”- ha detto asciutto ai giornalisti il Ministro polacco della Difesa Tomasz Siemoniak (nella foto qui accanto) parlando al termine delle esercitazioni “Baltops 2015” a Ustka, Polonia.
Foto: AP, US DoD, NATO

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