L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 9 giugno 2015

Si alla rivoluzione digitale accompagnata alla critica radicale del Capitalismo del profitto, altrimenti ci prendiamo in giro


8/06/2015

«La rivoluzione digitale è la notizia economica migliore al mondo»

Ma MIT, McKinsey, Google e altri dicono anche che è ora di aggiornare leggi e organizzazioni perché questa trasformazione porti vera crescita
Una lettera aperta di imprenditori digitali e docenti, per fare leggi e studiare l’economia digitale

(Andrew Caballero-Reynolds/AFP/Getty Images)

I progressi in hardware, software e reti stanno migliorando le nostre vite e creando un immenso valore.
Per fare qualche esempio, i progressi nell’intelligenza artificiale stanno aiutando i medici a diagnosticare le malattie; nuovi sensori stanno permettendoci di guidare le automobili con maggiore sicurezza; la digitalizzazione sta diffondendo sempre più il sapere e l’intrattenimento; e le reti mobili stanno connettendo per la prima volta la popolazione del pianeta. La rivoluzione digitale è la notizia economica migliore al mondo.
I benefici di questa ondata tecnologica sono stati molto irregolari
Esistono però prove chiare che questo progresso è accompagnato da alcune sfide impegnative. Negli ultimi 20 anni la maggior parte delle famiglie statunitensi ha rilevato una marginale – o inesistente – crescita economica, la percentuale di reddito nazionale che viene distribuita tramite i salari è calata dal 2000, e la classe media negli Stati Uniti, una delle creazioni più grandi del nostro paese, sta scomparendo.
Outsourcing e offshoring hanno contribuito alla crescita di questi fenomeni, ma dovremmo tenere in mente che la stessa recente ondata di globalizzazione fa affidamento sui progressi nelle tecnologie di informazione e comunicazione. I fatti fondamentali sono che viviamo in un mondo sempre più digitale e interconnesso, e che i benefici di questa ondata tecnologica sono stati molto irregolari.
Chiedersi se la tecnologia porterà nuovi lavori è farsi la domanda sbagliata
Ondate precedenti hanno portato con esse un incremento nella domanda di lavoro e sostenuto la crescita di lavori e stipendi. Questa volta, la situazione sta portando diverse persone a domandarsi se le cose andr<anno diversamente o, per parafrasare diverse testate giornalistiche, se i robot divoreranno i nostri lavori.
Riteniamo che questa sia la domanda sbagliata, perché ci consideriamo incapaci di alterare o dare forma agli effetti del cambiamento tecnologico sul lavoro.
Rifiutiamo questa idea.
Piuttosto, crediamo che esistano diversi modi per migliorare le prospettive di vita di tutti. Proponiamo qui uno sforzo su tre fronti:
Primo, raccomandiamo un insieme di semplici modifiche alle leggi pubbliche nell’educazione, nelle infrastrutture, nell’imprenditoria, nel commercio, nell’immigrazione e nella ricerca. Esiste un forte consenso sul fatto che queste modifiche possano migliorare rapidamente l’economica del paese e il benessere della sua forza lavoro.
È anche tempo di avviare un dialogo sui cambiamenti più profondi che saranno necessari nel lungo termine – al nostro sistema fiscale, ai trasporti, alla natura e alla portata degli investimenti pubblici, e persino a come la nostra democrazia può e dovrebbe funzionare in un mondo connesso.
Secondo, chiediamo ai dirigenti d’azienda di sviluppare nuovi modelli organizzativi ed approcci che non solo accrescano la produttività e generino benessere ma creino opportunità su un’ampia base. Il traguardo dovrebbe essere la prosperità inclusiva.
La corporazione in sé è una innovazione potente, in grado di fare molte più cose che semplicemente generare profitti e fornire ritorni competitivi a coloro che forniscono capitali e corrono rischi. È sia uno strumento per trasformare le idee in prodotti e servizi che rispondano alle sfide della società, che lo strumento attraverso il quale le persone si guadagnano da vivere. Con l’attuale ondata di innovazione tecnologica abbiamo l’opportunità di reinventare i nostri sistemi aziendali e d’impresa.
Terzo, riconosciamo di non avere tutte le risposte a disposizione. Chiediamo pertanto che vengano condotte maggiori ricerche sulle implicazioni economiche e sociali della rivoluzione digitale, e maggiori sforzi nello sviluppo di soluzioni a lungo termine che vadano oltre l’attuale linea di pensiero.
Riassumendo, riteniamo che la rivoluzione digitale stia offrendo un insieme senza precedenti di strumenti con cui alimentare la crescita e la produttività, creare benessere e migliorare il mondo. La creazione di una società basata sulla prosperità condivisa, però, sarà solamente possibile se aggiorneremo leggi, organizzazioni e ricerca per cogliere le opportunità e superare le sfide che questi stessi strumenti stanno ponendo. Unitevi a noi.
Firmato:
Erik Brynjolfsson, MIT
Andy McAfee, MIT
Steve Jurvetson, Draper Fisher Jurvetson
Tim O’Reilly, O’Reilly Media
James Manyika, McKinsey & Company
Laura Tyson, Haas School of Business, University of California, Berkeley
Marc Benioff, Salesforce
Carl Bass, Autodesk
Joe Schoendorf, Accel Partners
Tim Bresnahan, Stanford University
Vinod Khosla, Khosla Ventures
Jeremy Howard, Enlitic
Michael Spence, New York University
Mustafa Suleyman, Google DeepMind
Scott Stern, MIT Sloan School
David Kirkpatrick, Techonomy Media
(Traduzione di Matteo Ovi)

http://www.linkiesta.it/lettera-aperta-economia-digitale?utm_medium=email&utm_source=Moxiemail%3A9237+Nessuna+cartella&utm_campaign=Moxiemail%3A21871+Linkiesta++Recap+-+Caput+Mundi

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