L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 28 giugno 2015

Siamo in guerra ma gli struzzi, tanti, fanno gli indiani

Giulietto Chiesa e la guerra di cui nessuno parla

La tesi 'complottistica' del giornalista che vede in Putin il salvatore anti-Usa: "Non ha mai aggredito nessuno"

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di Francesco Altavilla
“Stiamo per entrare in guerra, lo stiamo per fare ora. Nessuno lo vuol dire e per questo sbaglia”. Questo l’incipit, piuttosto forte, che ha aperto l’intervento di Giulietto Chiesa durante l’incontro tenutosi venerdì 26 giugno nelle sale del Csv (Centro servizi volontariato).
Durante il convegno intitolato “Per un nuovo modello sociale – Europa, Territorio e Beni comuni, Cooperazione tra i popoli”, il giornalista e politico italiano ha fatto riferimento al trattato segreto “Trade in service agreement”. Un accordo internazionale, “reperibile su WikiLeaks, una fonte per me attendibile” ha sostenuto Chiesa, che ben 51 Stati sovrani, Italia compresa, avrebbero sottoscritto con gli Stati Uniti e che riguarderebbe una molteplicità di aspetti: telecomunicazioni, commercio elettronico, servizi finanziari. Dall’intesa sarebbero esclusi Russia, Cina, India, Brasile, Uruguay e tutti quegli Stati che intralcerebbero l’espansione degli Usa e le loro pretese egemoniche. Un conflitto che ha avuto uno dei suoi snodi fondamentali nelle vicende ucraine dei mesi precedenti, vicende intorno alle quali “sono state raccontate moltissime menzogne” secondo il giornalista, “l’intero sistema dei mass media ha mentito, perché esecutori di un ordine preciso”.
Il disegno che si cela dietro a questa vera e propria “provocazione americana alla Russia di Putin” è la volontà statunitense di rendere “il XXI secolo, il secolo americano, e chiunque si opporrà a questa visione sarà spazzato via” ha sostenuto l’editorialista di La Stampa, Galatea, Megachip, MicroMega, Il manifesto e Latinoamerica.
A sostegno della sua tesi il giornalista ha citato il centro di ricerca “Progetto per un nuovo secolo americano”, autore nel 1998 di un documento programmatico, che avrebbe, tra le altre cose, portato alla presidenza George W. Bush qualche anno più tardi.
Nell’interpretazione geopolitica di Giulietto Chiesa, l’unica potenza in grado di opporsi all’inarrestabile avanzata americana, portatrice di un “modello che trasforma gli uomini in schiavi” è proprio la Russia del Presidente Vladimir Putin, “che non ha mai aggredito nessuno ed al contrario è stata un fondamentale partner commerciale per l’Italia e l’Europa”.
In questo riproporsi di un conflitto bipolare, quasi una rivisitazione in versione ipertecnologica della guerra fredda, l’Europa “deve decidere da che parte stare”. In particolare l’Italia deve attivarsi, questa l’opinione di Chiesa, per uscire dalla Nato, “un punto dei programmi sia di Tsipras in Grecia che di Podemos in Spagna”. Sarebbe “l’unica soluzione per restare neutrali in un conflitto che non ci lascerebbe scampo”, un “percorso difficile da affrontare ma da intraprendere senza pregiudiziali politiche” ha concluso Giulietto Chiesa.
Durante l’incontro, Roberto Spini della rete “Attac” (associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e l’ aiuto ai cittadini) è intervenuto a proposito di Grecia, austerità e debito. Spini ha brevemente presentato l’organizzazione, di dimensioni europee, strutturata come una rete di tante associazioni nazionali che periodicamente si incontrano e si confrontano. Un movimento di autoeducazione popolare orientata all’azione e alla costruzione di un altro mondo possibile, una delle più grandi reti internazionali di opposizione e alternativa al neoliberismo costruita in questi anni all’interno dell’universo dei movimenti. Il problema del debito pubblico greco, e del debito pubblico in generale, pone secondo Spini il problema ben più grave di “quale Europa” immaginare. Secondo il portavoce della rete Attac, impegnata in mobilitazioni di base in tutta l’Unione Europea, è imperativo un ripensamento radicale delle politiche economiche e finanziarie europee. “La stringente questione del debito impone la ricerca di alternative di sistema”.

http://www.estense.com/?p=470322

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