L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 8 giugno 2015

Telecom/Tim deve ridiventare italiana, il governo si muova

Risparmio dietro le quinte A cura di Andrea Giacobino
Telecom Italia rischia di restare fuori dalla «partita della banda»
 
 
Vincent Bolloré arriva in Italia. Il finanziere bretone, maggior azionista del colosso mediatico Vivendi, è infatti diventato il primo socio di Telecom Italia con il 5,7% del capitale, pari all'8,3% dei diritti di voto. Fra poco i vecchi azionisti italiani che possedevano il 24,5% tramite il veicolo Telco venderanno le loro quote: Telco infatti sarà sciolta e per Mediobanca, Intesa e Generali suonerà il "liberi tutti". Il nostro maggior gruppo di telecomunicazioni, così, vedrà come socio principale un finanziere, peraltro molto legato a un altro finanziere, il franco-tunisino Tarak Ben Ammar da sempre in ottimi rapporti con Silvio Berlusconi. Un filo rosso che fa già prefigurare una fusione tra Telecom e Mediaset? Possibile.
Per il gruppo tlc "italiano" è quindi un momento delicato. E non solo perché sta per quotare Inwit, la sua società delle torri. Il governo ha varato un piano basato sull'Agenda digitale europea per portare entro il 2020 la banda ultralarga nelle case di almeno il 50% delle famiglie, collegate con 100 megabit di banda. Il piano prevede incentivi pubblici per 7 miliardi (che devono entrare in un decreto di prossima emanazione) che fanno gola ai principali operatori. La società che per Palazzo Chigi è testa di ponte del progetto si chiama Metroweb: partecipata dall'azionista pubblico Cassa Depositi e Prestiti, ha già cablato Milano. Ma Telecom Italia ha risposto picche alle avances di Cdp per entrare in minoranza in Metroweb. E così pochi giorni fa due giganti tlc stranieri - l'inglese Vodafone e il russo Wind (ma destinato alle nozze con la 3 del magnate di Hong Kong Li Ka-Shing) - si sono alleati con F2i e Fsi, due fondi che fanno riferimento alla Cdp, proprio per entrare nella partita Metroweb.
Il rischio che Telecom Italia possa restare fuori dalla "partita della banda" è alto e paradossale, visto che il gruppo è proprietario di tutta la rete di rame del paese che porta il segnale telefonico fino alla centralina; patrimonio che vale almeno 15 miliardi di euro secondo l'Agcom. Ecco così che l'alleanza dei due giganti stranieri con la Cdp sta spingendo Telecom Italia, se non vuole veder bruciato il valore della sua rete, tra le braccia di un altro soggetto (guarda caso anch'esso pubblico): Enel. Proprio l'azienda elettrica si offre di portare la fibra nelle abitazioni attraverso i nuovi contatori digitali: in cambio chiede un contratto per la manutenzione e intende utilizzare gli incentivi pubblici. E Marco Patuano, Ad di Telecom Italia, ha già definito «grande opportunità» la possibilità di collaborare col gruppo elettrico. Resta il paradosso che sui destini di Telecom, che con 53mila addetti è il quarto datore di lavoro del Paese, avrà voce un finanziere francese. Ma questo è il frutto avvelenato di privatizzazioni sbagliate del passato.

http://www.avvenire.it/rubriche/Pagine/Risparmio%20dietro%20le%20quinte/Telecom%20Italia%20rischia%20di%20restare%20fuori%20dalla%20%C2%ABpartita%20della%20banda%C2%BB_20150606.aspx?rubrica=Risparmio%20dietro%20le%20quinte

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