L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 28 luglio 2015

2015 crisi economica, basta uno sternuto (produzione industriale -0,3% a giugno della Cina) e il libero e mitico Mercato non libero va in fribillazione, a quando l'arresto cardiaco?

Shangai a - 8,48%: la Cina crolla
e trascina con sé le Borse europee
Milano perde il 3%. I listini in diretta

Il tracollo dei mercati cinesi manda al tappeto i mercati Ue. Piazza Affari la peggiore. Timori per la tenuta dell’economia asiatica e l’aumento dei tassi Usa

di Redazione Economia

(Afp) (Afp)

Apre la settimana in forte calo la Borsa di Shanghai, con la performance peggiore dal 2007. L’indice Composite ha chiuso lunedì in calo dell’8,48%, a 3725,56 punti, segnando il calo più intenso in una singola seduta degli ultimi otto anni. I titoli cinesi si sono mossi per tutta la giornata in territorio negativo: Shanghai aveva aperto la seduta pomeridiana in ribasso del 3% dopo la pubblicazione del dato della produzione industriale cinese per il mese di giugno, che ha segnato un calo dello 0,3% su base annua, in controtendenza rispetto al dato di maggio che registrava un avanzamento dello 0,6%su base annua. L’indice Composite aveva aperto in ribasso del 2,1% la seduta di oggi, a 3985,57 punti. A trainare al ribasso la Borsa di Shanghai soprattutto i titoli del settore finanziario e dei metalli non ferrosi, scrive l’agenzia Xinhua. Le perdite si sono estese negli ultimi minuti di contrattazione. In forte calo anche la Borsa di Shenzhen, che perde il 7% in chiusura, a 2160,09 punti. L’indice Hang Seng della Borsa di Hong Kong segna una flessione del 3,28% a 24305,23 punti. Le Borse cinesi hanno perso oltre tremila miliardi di dollari in poche settimane. Il pesante calo di lunedì, secondo gli analisti, è da imputare in primo luogo alla scarsità di fiducia degli investitori nella tenuta delle Borse dopo il crollo di giugno-luglio che ha spinto in molti a vendere per riscuotere i profitti, dopo che l’indice Composite era tornato sopra i quattromila punti.
Borse europee in forte calo: Milano cede il 3%
Il crollo cinese trascina con sé Tokyo, che ha chiuso in calo dello 0,95%, e le Borse europee, tutte in forte calo. Milano sfiora un calo del 3% nel finale di seduta: l’indice Ftse Mib chiude in calo del 2,97% a 22.809 punti, trascinato al ribasso con gli altri listino europei dai timori sull’economia cinese. In rosso l’intero paniere principale, dalle banche al lusso agli energetici. Il titolo peggiore è Fiat Chrysler (-6,94% a 13 euro): il gruppo pagherà 70 milioni di dollari alle autorità degli Usa per la vicenda delle campagne di richiamo di automobili. Male le banche: Intesa Sanpaolo cede sul finale il 4,71%, Unicredit il 2,35%, Mediobanca il 3,56%. Giù Mps (-3,09%) e le popolari (Bpm -3,32%, Bper -4,07%); in caduta il risparmio gestito (Azimut -6,52%, Mediolanum -4,96%). Nel lusso, Moncler perde il 4,48% e Ferragamo il 4,18% (entrambi dopo una serie di sospensioni al ribasso); in calo anche Luxottica (-2,14%) in attesa della semestrale e nonostante l’ottimismo del presidente, Leonardo Del Vecchio, sulla Cina. Giù Mediaset (-4,41%); Telecom cede l’1,4%. Nell’energia, Eni perde il 3,29% ed Enel l’1,91%. Fuori dal Ftse Mib, tonfo di Rcs (-6,31%) a pochi giorni dai conti; limita le perdite Cir (-1,22%), che oggi ha presentato la semestrale. Balza, in controtendenza, Risanamento (+9,44%) dopo l’annuncio del dissequestro completo dell’area di Milano Santa Giulia.
I mercati europei chiudono anche loro in forte perdita: Londra cede lo 1,13% a 6.505,13 punti, Parigi il 2,57% a 4.927,60 punti, Francoforte il 2,56% a 11.056,40 punti. In calo anche Madrid a -1,44%.

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