L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 9 luglio 2015

2015 crisi economica, Cina una montagna di soldi in borsa, titoli che aumentano vertiginosamente, realtà industriale lontanissima dai valori del mercato, scoppio bolla

Cina ancora nel panico, Shanghai perde il 6%. Sospeso il 40% dei titoli


Cina ancora nel panico, Shanghai perde il 6%. Sospeso il 40% dei titoli
Panico in Asia: tutti i listini sono fortemente negativi. La paura della Grexit è piuttosto contenuta, è la Cina a creare terrore.  Shanghai ha aperto con un tonfo dell’8,2% e  ha poi chiuso a -6%. L'analogo benchmark della piazza di Shenzhen ha subito una flessione del 2,5%. Non diverso l'andamento per l'Hang Seng della Borsa di Hong Kong, in flessione al termine delle contrattazioni del 5,8%. All’inizio delle contrattazioni, oltre il 40% dei titoli cinesi, 1.200 su 2.808, sono stati sospesi dagli scambi. E’ la più ampia sospensione mai vista in Cina. Nel frattempo, anche le azioni e i bond cinesi scambiati all’estero (per esempio a Wall Street) ed emessi da società dello Stato hanno registrato forti vendite.
E lo stesso yuan ha toccato i minimi contro il dollaro negli ultimi quattro mesi. Segnale che la seconda economia al mondo sta prendendo il largo sempre più dal motore Usa.  Le recenti mosse della Banca popolare cinese per limitare le vendite massicce sui listini non stanno ottenendo l’effetto sperato.
Lo riporta oggi Marketwatch (gruppo Wsj) citando come fonti il Southern Metopolis Daily su dati di cninfo.com, il sito di informazione dei mercati sanzionato dall’autorità di regolamentazione della Borsa cinese.
Ma quali sono le ragioni che stanno dietro a questi eventi? Ieri le società non avevano voluto specificare i motivi, qualcuna poi ha menzionato generici eventi significativi, ristrutturazioni di asset o vendite private di azioni.
Secondo il Southern Metropolis, in realtà molte società hanno voluto proteggere i propri titoli dalle forti ondate di vendite  sui mercati cinesi, anche se l’agenzia Reuters ha riportato nel frattempo che le società che richiedono la sospensioni senza ragioni motivate rischiano una multa.
Un portavoce della China Securities Regulatory Commission, Deng De, ha descritto il mercato attuale come “panic sentiment”, colpito da enormi vendite irrazionali che mettono sotto tensione i listini.
Nel frattempo, l’indice China A-share denominato in yuan ha perso oltre il 30% nelle ultime tre settimane nonostante gli aiuti massici della Pboc.

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