L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 8 luglio 2015

2015 crisi economica, il Quantitative Easing della Bce si innesta sulla bolla cinese e crea bolla azionaria

Cina, lo scoppio della bolla speculativa

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Dopo la vittoria del “no” al referendum greco con il 61,3% dei voti e l’euforia di Tsipras che ha vinto la sua battaglia (non ancora la guerra) dando voce al popolo e portando avanti quell’idea di democrazia in cui la Grecia è sempre vissuta, spostiamo la nostra attenzione dall’Europa all’Asia. Rimaniamo, però, fedeli a un tema, ahimè, oggi sempre presente: la crisi. Questa volta a risentirne sembra la Cina, grande colosso dell’economia mondiale.
Dalla metà del mese appena trascorso è presente, infatti, un calo nel mercato azionario che sembra non arrestarsi. Giovedì scorso la potenza cinese ha avuto un brutto risveglio: la borsa di Shangai perdeva il 3,5% oltre a registrare perdite superiori al 6%, scendendo sotto la soglia dei 4 mila punti. Segno meno, poi, registrato anche dalla seconda borsa cinese, quella di Shenzhen.
Già dallo scorso anno, a causa di un rallentamento dell’economia, le autorità cinesi hanno iniziato a spingere la crescita economica attraverso una leva sul credito e l’immissione di liquidità. Queste misure hanno contribuito a creare una “bolla” nel mercato finanziario. In economia si parla di bolla speculativa quando si assiste, in un mercato, ad un aumento ingiustificato dei prezzi a seguito di un aumento repentino della domanda. Dopo la fase di crescita della bolla si passa a quella di scoppio in cui i valori originari del bene o del titolo tendono a ripristinarsi. Se fino a ieri la situazione della Cina era ferma nella prima fase, stamattina la borsa di Shangai ha aperto registrando una perdita dell’8% e portando allo scoppio definitivo della bolla.
Il crollo, a cui si sta assistendo, è avvenuto dopo che la Banca Popolare di Cina, per calmare un agitato mercato finanziario, ha ritirato liquidità dal sistema finanziario del Paese. Questa mossa è stata interpretata dagli investitori come la fine della politica monetaria espansiva, portando al crollo delle azioni cinesi.
Ad oggi le autorità di Pechino stanno intervenendo con l’obiettivo di risanare le perdite. La Banca Centrale ha ridotto i tassi di interesse a un minino, forse mai registrato, del 4,85%, con il rischio di creare bolle più grosse e il solo merito di guadagnare tempo. Sospese, inoltre, 28 Ipo.
È ancora troppo presto per tirare le somme e capire se si tratta di un nuovo crack finanziario che andrebbe a dilagarsi in tutto il mondo o di una crisi passeggera facilmente risolvibile grazie ai giusti accorgimenti da parte del governo. Si teme comunque il peggio! Dopo la crisi finanziaria partita dal crollo della Lehman Brothers il 13 settembre del 2008 negli Stati Uniti, questo potrebbe essere un nuovo campanello d’allarme per il mondo intero.  La crisi dei mutui subprime registrava nel primo semestre del 2008 una perdita del valore azionario del 73%. Il fallimento di Lehman è il più grande nella storia della bancarotta che ha avuto ripercussioni, a causa dei processi di delocalizzazione finanziaria, su tutte le economie avanzate e di cui ancora oggi se ne pagano le conseguenze. Eugenio Benetazzo, economista indipendente, in un’intervista ha spiegato come “la Cina” oggi “ha implementato lo stesso modello di sviluppo statunitense consentendo di avere mutui facili per comprare abitazioni e sostenere la famiglia”. La differenza fondamentale tra la Cina e gli USA, continua, è caratterizzata dalla cultura asiatica del debito: il debito è sacro ed è considerato un disonore familiare non pagare un prestito.
“Se si ferma l’Asia a pulsare, noi vediamo il peggio dei tre mondi”. Le constatazioni dell’economista, fatte circa un mese fa, ci hanno visto lungo e ci fanno capire quanto  quella della Cina rappresenterebbe una catastrofe mondiale che avrebbe ripercussioni gravi soprattutto sull’Europa e sull’Italia come si è avuto con quella del 2008.
Rossella Colosimo

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