L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 10 luglio 2015

2015 crisi economica, la bolla cinese è scoppiata, per il momento perso il 30% del valore di listino

Borse asiatiche recuperano. Shanghai +1,30%. Hong Kong +3,43%. Solo Tokyo perde l'1,57%

 
08 LUG 2015

(AGI) - Tokyo, 9 lug. - Dopo la giornata di incubo vissuta ieri sui mercati asiatici per il crollo delle borse cinesi, le contrattazioni, che non si sono ancora chiuse, sono state estremamente volatili ma hanno registrato il recupero dei grandi mercati.

A Shanghai dove in apertura si e' registrato un ennesimo tonfo del 3,68%, ha invertito tendenza e cresce del 1,30%. Exploit ad Hong Kong: anche l'indice Hang Seng e' partito in territorio negtaivo mentre ore segna un piu' 3,43%.

Male la borsa di Tokyo, invece, che ha comunque dimezzato le perdite: dopo aver ceduto il 3% in paertura ora registra un calo dell'1,57%.

L'inversione di tendenza e' coincisa con la notizia che la polizia cinese ha aperto un'inchiesta a tappeto sulla vendita di titoli allo scoperto per accertare se dietro si celi uin complotto per mettere in ginocchio i mercati cinesi.

Le autorita' di Pechino hanno anche vietato ai grandi azionisti (piu' del 5% dei titoli) o agli amministratori delegati delle societa' quotate di vendere per sei mesi le azioni in loro posessso.

Ieri erano stati sospesi il 50 per cento dei titoli quotati (1.476). La borsa di Shanghai e quella di Hong Kong hanno perso il 6 per cento.
La bolla della borsa cinese, che in 12 mesi era cresciuta di oltre il 150% fino al picco del 12 giugno scorso, e' scoppiata.
Shanghai ha concluso le contrattazioni con un calo del 5,91 per cento. Hong Kong perde il 6,6%. Male anche Seul che ha chiuso a -1,18%. Il crollo apparentemente inarrestabile della borsa cinese, iniziato lo scorso 12 giugno, finora ha abbassato di circa il 30% il valore del listino: forte sgonfiamento di una bolla speculativa che secondo le autorita' che regolano il mercato borsistico (China Securities Regulatory Commission) ha portato al "panico". La Banca Centrale cinese ha annunciato che garantira' la liquidita' necessaria per stabilizzare i mercati borsistici e per scongiurare rischi sistemici. Ma fino ad oggi non erano servite a molto le misure di sostegno ai listini decise nel weekend dal governo (blocco delle Ipo e fondo da 19 miliardi di dollari per acquistare azioni sul mercato), che ieri ha ordinato ai 112 colossi imprenditoriali di proprieta' dello Stato di non vendere azioni loro o delle loro controllate "durante questa inusuale volatilita'" del mercato. 

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