L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 9 luglio 2015

2015 crisi economica, le borse asiatiche in picchiata e per caso Wall Street chiude per guasto tecnico, un modo per non comunicare il crollo, non creare panico e cercare di limitare i danni che saranno ingenti

Il parere di Michele Geraci, Direttore del China Economic Research Program
 
Cina, Geraci: occhi sulla "bolla" e... sul Pireo  

Mentre la grande Pechino è alle prese con i problemi tipici di tutti i giganti economici, una bolla speculativa, dall’altra parte del globo, la piccola Atene è alle prese con un possibile default. Sembra paradossale ma nel mercato globale la vicenda greca potrebbe avere degli effetti positivi futuri per la Cina e lo scivolone dei mercati cinesi potrebbe rappresentare una scialuppa di salvataggio per la Grecia.

 
Borsa di Shangai: ultimo mese 

di Francesco Chyurlia 08 luglio 2015 

Siamo abituati a vedere e interpretare l’economia cinese come una sorta di Caterpillar che travolge tutto e tutti dall’alto della sua potenza industriale. Ci riesce difficile immaginare che i mercati cinesi siano da lungo tempo sovrastimati. La finanza cinese, così come accadde negli Usa nel 2008 e conseguentemente in Europa, è caduta nella stessa trappola. Una trappola o una tentazione irresistibile che consiste nel valutare il prezzo di un bene al di là di ogni reale valore. E così per approssimazioni successive ci si distacca sempre di più dai fondamentali economici che sottendono al movimento di un prezzo. In parole povere, se i mercati finanziari crescono molto più rapidamente dell’economia reale, si può essere certi di trovarsi in presenza di una bolla. Così la bolla della Borsa cinese, che in 12 mesi era cresciuta di oltre il 150% fino al picco del 12 giugno scorso, è scoppiata come inesorabilmente scoppiano tutte le bolle di sapone o finanziarie. Mentre la grande Pechino è alle prese con i problemi tipici di tutti i giganti economici, dall’altra parte del globo, la piccola Atene è alle prese con un possibile default. Sembra paradossale ma nel mercato globale la vicenda greca potrebbe avere degli effetti positivi futuri per la Cina e lo scivolone dei mercati cinesi potrebbe rappresentare una scialuppa di salvataggio per la Grecia. Come? “Il crollo del mercato di Shangai del 33% dal suo massimo – sostiene al nostro giornale l’economista Michele Geraci, Direttore del China Economic Research Program presso la Nottingham University Business School China – è per adesso non collegato all’effetto Atene. Nel senso che è un problema tutto interno alla Cina. E’ un giusto riaggiustamento dei valori di mercato che erano saliti tantissimo oltre il 150% nell’ultimo anno. Nonostante questo crollo il mercato è sempre in territorio molto positivo: 12 mesi fa era a quota 2.000 ora è a 3.500”. 

Certo, la Grecia è importante per l’Europa e per la sua tenuta, ma non per il gigante cinese… 

“La Cina punta ad acquisire il porto del Pireo, ma se non riuscisse ad averlo, punterebbe ad altro. L’effetto che la vicenda greca potrebbe avere sui mercati azionari cinesi nell’immediato futuro, potrebbe essere addirittura positivo per le azioni di quelle società di infrastrutture che avrebbero così un mercato in più”. 

Che sta facendo il governo cinese per correre ai ripari per sanare gli effetti della bolla speculativa? 

“Il governo si disinteressa della bolla speculativa. E’ un po’ un mito quello per cui il governo cinese voglia manipolare i mercati azionari. Il governo ha altri problemi, che sono quelli dell’economia reale. Così come in passato non si è interessato dei mercati che salivano del 150%, ora si disinteressa del crollo del 30%. Ha fatto solo dei piccoli interventi regolamentatori. Io ho lavorato a Wall Street per diversi anni, e non ricordo di aver visto un crollo così repentino e con volumi così alti. C’è quindi qualcosa che non funziona, ci sono dinamiche atipiche. La preoccupazione del governo è quella di capire come frenare questo andamento”. 

In che modo sta agendo? 

 “Ha tagliato i tassi di interesse, una decina di giorni fa. Ma non c’è stato nessun effetto. Ha agito per creare un fondo di 20 miliardi di dollari per comprare azioni ma che non può servire a supportare il mercato. Ora ha vietato alle aziende di Stato a vendere azioni per risollevare la pressione al ribasso. Il governo è stato sempre poco interventista sui mercati”. 

Tornando agli interessi della Cina sulla Grecia… 

“Evidentemente la Cina ha molti interessi su Atene. La Grecia ha bisogno di infrastrutture, di investimenti, trasporti, porti e ferrovie. E la Cina può offrire queste opportunità di investimento. Questa è una chance anche per l’Europa che ha interesse che la Grecia sia stabile. Questo scenario dovrebbe essere benvenuto anche da Bruxelles”. 

Il no al referendum greco è stato accolto positivamente dalla Cina? 

“A mio avviso è stato un fattore positivo. La Cina ha bisogno di un terminale nel porto del Pireo, di cui una società cinese è già concessionaria. La Cina vuole aumentare questa partecipazione sviluppando la nuova ‘via della Seta’ perché ha forti interessi in quel mercato. In questo modo la Grecia avrebbe un ruolo strategico in questa prospettiva geo-politica. La Francia e la Germania, con un sì al referendum, avrebbero ostacolato questo progetto portando tutte le merci ad Amburgo anziché al porto del Pireo. Il no apre le porte a questa possibilità”.
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