L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 27 luglio 2015

"Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato". 3° comma art. 33 Costituzione

Il professore: «La Carta è chiara
Non devono pesare sullo Stato»

Salvatore Settis, archeologo ed ex direttore della Scuola Normale di Pisa:
«È la vittoria della Costituzione sull’interpretazione dei politici»

di Melania Di Giacomo


È la vittoria della Costituzione sull’«interpretazione» che ne hanno dato i governi. Salvatore Settis, archeologo ed ex direttore della Scuola Normale di Pisa, ora presidente del consiglio scientifico del museo parigino del Louvre, è tra coloro che aspettavano da quindici anni che un giudice affermasse la natura commerciale delle scuole paritarie che abbiano l’obiettivo di perseguire con i propri ricavi il pareggio di bilancio. E anche se la riforma Berlinguer del 2000 diede pari dignità alle scuole gestite da privati, è alla Carta fondamentale che si richiama per affermare la priorità dell’istruzione statale.
Professor Settis, lei è stato tra i firmatari nel 2013 di un appello contro i finanziamenti alla scuola privata ispirato alla Costituzione. Ora la Cassazione dice che le paritarie chiedono una retta, quindi utilizzano modalità commerciali, e per questo non possono essere esenti dall’Ici. Se l’aspettava?
«La sentenza fa scalpore perché è in controtendenza con quello che fanno i governi, compresi quelli di centrosinistra. La Costituzione all’articolo 33 parla di scuola pubblica e aggiunge che enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione ma “senza oneri per lo Stato”. Invece, negli ultimi anni non è stato così. A partire dalla legge Berlinguer, con un governo di centrosinistra, e poi negli anni c’è stato uno smottamento verso la scuola privata».

Lei dice “prima la scuola statale”. Ma la legge riconosce anche le scuole paritarie come pubbliche.
«Ma “senza oneri” per lo Stato non può avere un’interpretazione diversa. Purtroppo i contributi di cui le scuole paritarie già godono e i privilegi di natura fiscale si accompagnano a una contestuale riduzione dei finanziamenti per la scuola pubblica. E sarebbero molto più tollerabili se la scuola pubblica venisse salvaguardata, invece non è così. Non dubito che la scuola privata vada difesa, ma la scuola pubblica dovrebbe avere il primato».

La Cei dice che gli istituti paritari ricevono contributi per 520 milioni di euro, ma lo Stato risparmia sei miliardi e mezzo. Chi chiede il sostegno alla scuola paritaria lo motiva anche col fatto che con un milione e trecentomila studenti in più le scuole statali avrebbero un costo molto più alto.
«La Costituzione dice che l’istruzione è obbligatoria e gratuita. Visto che stanno facendo delle modifiche alla Costituzione, cambino anche questo articolo... Potrei capire di più la posizione di chi difende la scuola privata se desse la giusta priorità alla scuola pubblica che invece viene mortificata da continui tagli. Data la scarsità dei finanziamenti, se si rinuncia a pescare dalla tasse, si taglia da altre parti e non vorrei che ci stessero trascinando verso un sistema di tipo americano».

Dove però i costi di un’istruzione di qualità sono molto alti.
«Ci sono Paesi come gli Stati Uniti dove le scuole private sono più importanti e la pubblica è un disastro. Quindi, alla scuola privata vanno i ricchi, e non vorrei che l’Italia andasse in questa direzione. Specie in un momento in cui stanno crescendo le disuguaglianze e le nuove povertà di cui parla anche papa Francesco. In una situazione di questo tipo rafforzare la scuola pubblica dovrebbe essere la prima cosa. Poi se la scuola di carattere commerciale può essere aiutata, è lecito».

Quindi cosa risponde a chi dice che senza finanziamenti le scuola paritarie chiuderebbero?
«Che non stanno facendo i conti con la Costituzione, la difesa dei privilegi in quanto acquisiti è piuttosto debole».

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