L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 9 luglio 2015

Francesco non da tregua dopo Laudato sì, con i popoli pone con forza l'economia sociale contrapposta al Capitalismo UltraFinanziario

Papa: verso periferie di chi ha da bere solo scoraggiamento

Papa Francesco sull’economia. «I beni sono destinati a tutti. La proprietà diventi sociale»

di 
Gian Guido Vecchi
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QUITO – «Quello che siamo e abbiamo ci è stato donato per metterlo al servizio degli altri, il nostro compito consiste nel farlo fruttificare in opere buone. I beni sono destinati a tutti e per quanto uno ostenti la sua proprietà, pesa su di essi un’ipoteca sociale». Nella notte italiana Francesco parla ai rappresentanti della società civile nella chiesa di San Francesco, costruita dal 1536 «su elementi di cultura Inca e Caranqui».
Richiamando la «Laudato si’», ricorda nel testo scritto che la proprietà privata ha una funzione sociale: «Così si supera il concetto economico di giustizia, basato sul principio di compravendita, con il concetto di giustizia sociale, che difende il diritto fondamentale dell’individuo a una vita degna». Al mattino, indossando una capsula indigena, ha celebrato messa davanti a un milione e mezzo di fedeli, ascoltato la lettura di San Paolo in lingua kichwa. E ricordato che «il grido di indipendenza dell’America Ispanofona» nacque «dalla coscienza della mancanza di libertà, d’essere spremuti e saccheggiati» dai «potenti di turno».
Sullo sfondo, l’idea di una globalizzazione che – a differenza del «paradigma tecnocratico» – non annulli le differenze. È «l’immensa ricchezza del diverso» che «ci allontana dalla tentazione di proposte più simili a dittature, ideologie o settarismi». Rispettare i popoli: «L’unione che chiede Gesù non è uniformità ma armonia multiforme». L’evangelizzazione «può essere veicolo di sogni e utopie». E la fede «è sempre rivoluzionaria», dice: «Non possiamo continuare a girare le spalle ai nostri fratelli, alla nostra madre terra».

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