L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 10 luglio 2015

Fronte Unico contro il Capitalismo UltraFinanziario

Bolivia, Fusaro: “Un fronte con Francesco contro il nuovo colonialismo. Quel crocifisso? Un passaggio di consegne"
 
10 luglio 2015, Lucia Bigozzi
 
Bolivia, Fusaro: “Un fronte con Francesco contro il nuovo colonialismo. Quel crocifisso? Un passaggio di consegne'
 
“Papa Francesco coglie l’essenziale, ciò che i politici non comprendono: il nuovo colonialismo si chiama globalizzazione. Ma il monito anticapitalista di Francesco segnala anche che Cristo e Marx sono insieme nella lotta contro il monoteismo del mercato”. E’ l’analisi che il filoso Diego Fusaro articola nella conversazione con Intelligonews commentando il viaggio del Papa nell’America del Sud. Polemiche comprese…

“L’economia sia al servizio dei popoli” ha detto dalla Bolivia il Papa che ha tuonato contro la speculazione finanziaria. Parole destinate a cadere nel vuoto?

«Intanto individuano precisamente il problema ed è importante che ci sia una voce come quella del Papa che lo ricorda. Certo, cadono nel vuoto se non c’è qualche forza politica che le raccoglie e le trasforma in programma. Quelle di Papa Francesco sono parole importanti perché rivelano che una visione del mondo alternativa c’è ancora»

Se si applicano al count down che pende sulla Grecia, secondo lei come andrà a finire domenica?

«In effetti è difficile fare previsioni. Non si capisce mai se Tsipras stia portando la partita verso l’uscita dall’euro o se invece, alla fine, accetterà la rinegoziazione del debito ‘usurocratico’ delle banche. Io spero che Tsipras sappia tirare fuori dall’Europa dell’euro il suo popolo per riportarlo alla sovranità nazionale democratica che oggi manca»

Il Papa ha rivolto un duro monito contro la logica colonialista. Secondo lei oggi viviamo in una fase da nuovo colonialismo?

«Sì. Il nuovo colonialismo si chiama globalizzazione, ovvero l’invasione del mondo intero da parte dell’economia capitalistica che impone un modello unico della produzione, dell’esistenza e del pensiero. Infatti, se si portano fino in fondo le parole del Papa lui dice e cito testualmente: “Occorre valorizzare tutti gli Stati e i popoli che resistono alla mondializzazione capitalistica, da Cuba alla Russia, dall’Iran al Venezuela”».

Ha fatto molto discutere dentro e fuori la Rete, il crocefisso con la falce e il martello donato da Morales al Papa. Lei come lo legge?

«Io lo leggo fuori dal coro, nel senso che penso che oggi nell’epoca del comunismo storico defunto, il messaggio antagonista e anticapitalista debba essere portato avanti dal mondo cattolico e quindi da un certo punto di vista è un passaggio di consegne. E’ la segnalazione che sono dalla stessa parte, che Cristo e Marx sono insieme nella lotta contro il monoteismo del mercato. Occorre con Cristo cacciare i mercanti dal tempio, e con Marx rivoluzionare il modo della produzione»

Ma non è che in qualche modo e suo malgrado il Papa ha prestato il fianco alle strumentalizzazioni? 

«Secondo me il Papa sta cogliendo nell’essenziale ciò che i politici invece non colgono e il fatto che oggi occorre fare un fronte unico di lotta contro il capitale e in difesa dell’umanità: in difesa dell’uomo, che ha solo dignità e non ha prezzo; in difesa dei popoli che sono soggetti che devono fare la loro storia e non sono oggetti in mano alla mercificazione globale»

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