L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 8 luglio 2015

Gli Stati Uniti un paese in decomposizione che non riesce a far altro che a riproporre soluzioni vecchie e stantie

7/07/2015

La grande alleanza tra Russia e Cina, mentre l’Europa sbanda in Grecia

A Ufa, in Russia, inizia il meeting congiunto Brics-Scu, il summit dei Paesi che vogliono strappare l’egemonia a Usa e Unione Europea
 SERGEI ILNITSKY/AFP/Getty Images

SERGEI ILNITSKY/AFP/Getty Images

Mentre l’Occidente è alle prese con il rebus greco e sulla testa dell’Europa è appesa la spada di Damocle di un effetto domino che potrebbe condurre, nel peggiore dei casi, a uno sfilacciamento economico e politico dell’Unione, il resto del mondo che conta si riunisce nientemeno che in Russia, alla corte di Vladimir Putin. I leader dei paesi Brics - Brasile, Russia, India Cina e Sudafrica - più quelli della Sco - Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, che oltre a Mosca e Pechino raggruppa quattro delle cinque repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale - si ritrovano questa settimana a Ufa, in Baschiria, ancora nella parte europea della Federazione russa, ma poco distante dalla catena degli Urali che la separano da quella asiatica. Quasi una scelta simbolica che decreta come ormai il baricentro russo si sia spostato verso Est.
La crisi ucraina ha allontanato Russia e Occidente e ha avvicinato il Cremlino con l’Oriente. L’aquila russa a due teste decide per scelta e costrizione di rivolgere lo sguardo non verso l’Europa, bensì dalla parte opposta. Non è un caso che per la prima volta le due organizzazioni a trazione russo-cinese tengano i loro summit contemporaneamente nello stesso luogo. Un segnale che la cooperazione tra i due grandi vicini si fa strategicamente più intensa e vuole coinvolgere i paesi limitrofi e quelli emergenti.
Forse, tra i motivi di questa corrispondenza d’amorosi sensi, gioca anche la difficoltà che ognuno dei due Paesi sta incontrando a casa propria: se la Russia non gode proprio di buonissima salute e non crescerà nemmeno quest’anno, anche la Cina deve fare i conti con i guai finanziari e la borsa di Shanghai che nelle ultime due settimane ha perso quasi il 30%. Un crollo avvenuto comunque dopo un picco, con il 150% in più negli ultimi dodici mesi.
La crisi ucraina ha allontanato Russia e Occidente e ha avvicinato il Cremlino con l’Oriente
Da una parte, insomma, c’è l’asse tra l’Ue e gli Stati Uniti, che con Giappone e Canada al G7 dello scorso giugno in Germania hanno fatto fronte comune contro la Russia e la rifiutano ancora per ricomporre il G8, dall’altra il nuovo asse tra Mosca e Pechino contornato dalle potenze crescenti, dalle grandi democrazie con Brasile e India già integrate nei Brics, ai nuovi attori tra Asia e Medio oriente, che come paesi osservatori stanno a guardare cosa succede nella Sco: dal Pakistan all’Iran e alla Turchia.
Ciò che è certo è che mentre l’Occidente europeo e transatlantico sta affrontando crisi economiche e politiche che rischiano di condurre a un’implosione del sistema, la Russia e l’Asia stanno cercando una maggiore integrazione e per avere maggiore peso specifico sulla scacchiera sia euroasiatica che mondiale. Mosca e Pechino non si amano certo alla follia, ma l’obiettivo geostrategico comune è quello di limitare il ruolo degli Stati Uniti nel Nuovo mondo multipolare.

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