L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 8 luglio 2015

Grecia è nel suo interesse ad uscire dal Progetto Criminale dell'Euro

Perché la Grecia paga bassissimi tassi di interesse sul proprio debito

Giancarlo Marcotti

Come tutti sanno, e come logica vuole, il tasso di interesse pagato da un debitore è correlato con il grado di rischio che il mercato gli attribuisce, ossia verrà richiesto un interesse maggiore per concedere un prestito a chi non viene considerato un soggetto economico affidabile.
Questo fatto è del tutto ovvio e scontato, siamo più propensi a prestare i nostri soldi a chi sappiamo avere una situazione finanziaria stabile e solida, il primo comandamento per un investitore, direi un dogma, infatti, è quello di non perdere i propri soldi.
In finanza il maggior tasso di interesse richiesto ad un debitore “poco affidabile” viene chiamato “premio al rischio” e, ribadiamo, è una regola dettata dal buon senso, quindi ci aspettiamo che valga sempre.
Tuttavia ci sono eccezioni, anche alla logica.
La logica infatti ci farebbe pensare che la Grecia, vista la situazione precaria delle proprie finanze, sia costretta a pagare alti tassi di interesse sul proprio debito pubblico.
Non solo non è così, ma è vero addirittura il contrario.
Ma come? Verrebbe da pensare, dopo che nel 2012 la Grecia era andata in default “tagliando” di oltre il 50% il proprio debito (ma per i poveri risparmiatori che avevano in mano titoli ellenici la perdita ha superato il 75% perché gli sono stati dati loro titoli di stato greci il cui valore era ben al di sotto del nominale!) come ha fatto a trovare nuovi investitori che hanno sottoscritto ancora i loro titoli del debito pubblico?
INFATTI NON LI HA PIU’ TROVATI
Il fallimento della Grecia del 2012 è stato un bagno di sangue per tutti gli investitori, tantissimi nostri connazionali come detto, hanno perso il 75% dei loro sudati risparmi, nemmeno con il crac dell’Argentina si era arrivato a tanto eppure, tutto questo è avvenuto nel più assoluto silenzio, mentre del default del Paese sudamericano i nostri telegiornali ne hanno parlato per anni.
Ma come detto la Grecia è stata un bagno di sangue per tutti gli investitori, non solo per i privati, anche le Banche, in particolare quelle tedesche e francesi (fortunatamente le italiane erano molto meno esposte) hanno preso una legnata pazzesca, ed hanno dovuto mettere a perdite somme ingenti proprio perché avevano creduto, ingenuamente, proprio ai loro burocrati europei che continuavano a ribadire che nessuno Stato, fra quelli appartenenti all’euro, avrebbe mai potuto dichiarare default.
Ovviamente, quindi, dopo che tutti gli investitori, privati o istituzionali, erano usciti con le ossa rotte dal fallimento del 2012 non c’è più stata nessuna persona sana di mente che abbia comprato un Bond greco, ed allora?
Ed allora per non ridurre il popolo greco alla fame sono intervenuti i Governi degli altri Stati europei che prima con prestiti bilaterali, poi con i fondi dell’Efsf (European Financial Stability Facility) cioè il fondo europeo di stabilità finanziaria, diventato successivamente Esm (European Stability Mechanism) quello che, giornalisticamente, viene chiamato “Fondo Salva-Stati”,  sono intervenuti massicciamente, inoltre hanno contribuito ai vari salvataggi della Grecia che si sono succeduti in questi ultimi tre anni anche il FMI e la Bce, la quale, oltre a possedere attualmente l’8% del debito pubblico greco continua a fornire liquidità alle Banche elleniche per non farle fallire.
Ed allora attualmente praticamente la totalità del debito greco è sovvenzionato da istituzioni nazionali e sovranazionali che sono intervenute in aiuto del popolo greco per evitare ulteriori fallimenti, fornendo alla Grecia prestiti a lunga scadenza a tassi di interessi bassissimi.
Da uno studio di qualche mese fa, ma oggi la situazione non è cambiata, risulta che LA GRECIA PAGA SUL PROPRIO DEBITO PUBBLICO INTERESSI PIU’ BASSI ADDIRITTURA RISPETTO A QUELLI DELLA GERMANIA!!!
Non parliamo poi dell’Italia!!!
La Grecia mediamente sull’ammontare globale del proprio debito pubblico paga un interesse del 2,4%, la Germania del 2,7% mentre l’Italia del 4,9%.
Ossia noi paghiamo più del doppio del tasso di interesse che paga la Grecia.
Il motivo, lo ribadisco, è che il debito greco è in mano ad organismi nazionali ed internazionali il cui scopo è quello di aiutare la Grecia ad uscire da questa crisi, mentre il debito della Germania e dell’Italia è in mano ad investitori, privati od istituzionali, che ovviamente, e giustamente, pretendono che venga remunerato il proprio investimento.
Il fatto drammatico, però, è che la Grecia nonostante tassi di interesse così bassi non riesca a risollevarsi, e non riuscirebbe a risollevarsi neppure se si azzerassero anche gli interessi, Tsipras infatti insiste per l’ennesimo default ossia per l’ennesimo fallimento.
Ma c’è un altro problema ancora più grave, a mio parere, ossia che neanche un nuovo stralcio del debito pubblico risolverebbe la situazione, se infatti dopo tre anni da quando è stato “dimezzato” il debito pubblico greco siamo ancora punto e a capo, ne consegue che se anche oggi la Grecia facesse l’ennesimo default fra tre anni saremmo ancora punto e a capo.
Da un default all’altro … sino all’infinito!!!
IL PROBLEMA E’ L’EURO …
… MA QUANTO CI METTERETE A CAPIRLO?!?!?
Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro   

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