L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 3 luglio 2015

Grecia, gli euroimbecilli sono impenitenti ignoranti e inadeguati, senza idee e senza scrupoli

Giulio Sapelli su Crisi Grecia: “Occidente suicida con Merkel e suoi vassalli. Vedo nero”

Docente di Storia Economica alla Statale di Milano, il professor Sapelli di recente è più volte intervenuto sulla crisi dell’Unione Europea e della crisi di leadership che il Continente vive, stretto tra personalità dalla visione miope e dalla cultura storica evanescente. Ieri Romano Prodi – sulla stessa lunghezza d’onda – ha evocato ‘Sarajevo’ e scenari nefasti come quelli precedenti alla Prima Guerra Mondiale
 
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Mlano – Quanto la cancelliera tedesca Angela Merkel e “i suoi vassalli” stanno facendo in relazione alla Grecia “è suicida per l’Occidente”. Al contrario, servirebbe una presa d’atto generale, “una conferenza internazionale con Cina e Russia, per risolvere la questione greca, che è una questione geostrategica“.
Giulio Sapelli non usa mezze parole o parafrasi per esporre il suo pensiero sulla crisi greca, che considera un aspetto della più generale crisi di leadership politica dell’intera classe dirigente europea, messa all’angolo dalla rigidità tedesca espressa dalla ex comunista Merkel. Docente di Storia Economica all’Università Statale di Milano, saggista e consulente aziendale con la Sapelli & Partners, Sapelli considera quanto sta avvenendo molto grave.
“In altri tempi – continua il suo ragionamento – come quando nel 1932 la Grecia fece default, si tenevano delle conferenze internazionali, dove tutte le potenze si riunivano e tentavano di risolvere i problemi del debito greco, che è una cosa secolare“. Debiti che venivano scadenzati in modo diverso e con maggiore dilazione.
La Grecia ha una lunga storia di crisi finanziarie, che risalgono alla sua storia degli ultimi 150 anni. “Non appena il Paese conquistò l’indipendenza dall’Impero Ottomano, i default si susseguirono” – ricorda Sapelli intervistato dall’Adnkronos. “Si arrivò al punto di affidare il sistema bancario greco alle banche inglesi, ma erano soluzioni frutto di conferenze internazionali”. Questo per un motivo semplice: “La Grecia è lì, sullo Stretto dei Dardanelli, davanti alla Turchia”, ricorda, e il conflitto greco-turco “è secolare, ma in epoca contemporanea inizia nel 1974, con l’invasione turca di Cipro, come ho spiegato nel mio libro ‘Southern Europe: Politics, Society and Economics Since 1945′, recentemente ripubblicato”.
“Pochi ricordano – rileva Sapelli – che il presidente della Repubblica di Cipro, la parte greca, e quello della parte turca si sono abbracciati, perché stanno preparando un trattato per dare alla Russia una base a Cipro“.
In realtà, al momento in ballo c’è la concessione di un accesso ai porti ciprioti come base di rifornimento e non come base vera e propria per le navi della Flotta Russa del Mediterraneo e del Mar Nero.
Tuttavia, secondo lo storico “in altri tempi la questione sarebbe stata affrontata con un approccio geopolitico, non dal punto di vista dei conti della serva“, come obbliga a fare la Germania della signora Merkel, che esercita un’egemonia non statuita da alcuno dei trattati su cui si regge l’impalcatura ‘costituzionale’ dell’UE.
Se la Grecia – ricorda Sapelli – “facesse veramente default, non è vero che non succederebbe niente. Dimenticano tutti che i debiti oggi sono tutti collateralizzatisi appoggiano sui derivati. E quando ero presidente dei comitati audit cercavo di impedire queste nefandezze”. Pertanto “l’onda d’urto sarebbe immensa, arriverebbe fino in Cina. Non è il Pil che conta, ma la collateralizzazione del debito e il debito greco è molto collateralizzato. Far fare default alla Grecia è pericolosissimo“.
Più o meno quanto affermato ieri a ‘la Repubblica’ da Romano Prodi, che – seppur con toni più morbidi – ha riconosciuto che la “Grecia potrebbe essere la nostra Sarajevo”, evocando scenari nefasti che riportano al panorama politico internazionale precedente alla Prima Guerra Mondiale.
Gli Usa – continua il ragionamento di Sapelli – stanno cercando di mediare, ma vivono in “una contraddizione: serve un accordo con i russi. Premono sulla Merkel, sui baltici e sui polacchi perché siano più morbidi, ma hanno in corso una guerra fredda con Vladimir Putin, per la quale il leader russo dà loro tutti i motivi del mondo, intendiamoci”. In Medio Oriente “combattono l’Isis, ma poi cercano l’accordo con l’Iran, con il risultato che i sauditi appoggiano l’Isis ancora di più”. 
Insomma, la crisi greca, per Sapelli, “è una prova del grande disordine internazionale ed europeo. Io la vedo molto male”.
Provando a tradurre in un linguaggio meno politicamente corretto, potremmo dire certamente che Obama, Merkel, i leader ucraini e quelli europei (soprattutto del Nord Europa) sono degli imbecilli matricolati, degli impenitenti ignoranti (di certo in storia) e del tutto inadeguati a governare fenomeni così complesso come quelli che l’attuale contingenza storica pone.
Tra gli inadeguati Sapelli mette anche il premier greco Alexis Tsipras, che ha fatto “un errore tattico” a indire un referendum, perché se vince il ‘no’, “passa per un messaggio anti euro e le Borse si innervosiscono“. Se invece vince il sì, “i tedeschi lo costringerebbero a dimettersi e metterebbero un loro fantoccio come Antonis Samaras. Va ricordato che costrinsero Georgios Papandreou alle dimissioni: fanno fare a Tsipras la fine che hanno fatto fare a Silvio Berlusconi, parliamoci chiaro“.
Insomma, “siamo di fronte a persone senza idee, ma purtroppo senza scrupoli“, dice Sapelli, e in Europa assistiamo a “un crollo terribile della leadership. Quindi, purtroppo vedo nero“, finisce per dire con chiarezza lo storico dell’economia.

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