L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 8 luglio 2015

Grecia, sarà durissima MA è la più grande opportunità, costretti a creare Moneta Complementare

Il disastro greco – La dura analisi di Mohamed el Erian

Mohamed El Erian sulle conseguenze del “no” della Grecia (titolo originale)
dal portale www.blognews24ore.com

El Erian (2)

L’economista Mohamed El Erian, ex Ceo dell’azienda di gestione degli investimenti Pimco, prevede le conseguenze del “no” espresso nel fine settimana dagli elettori greci per rifiutare le misure di austerità imposte al paese.
Secondo El Erian, la vittoria del no causerà innanzitutto una massiccia rivendita di azioni sui mercati di Borsa a livello mondiale, così come tensioni al rialzo sui tassi d’interesse delle obbligazioni greche, dei paesi periferici della Zona euro e dei paesi emergenti. Per contro, le obbligazioni tedesche e i buoni del Tesoro americani diventeranno prodotti rifugio.
I politici hanno poco tempo per discutere, coscienti che la situazione in Grecia sta peggiorando. E’ poco probabile che il governo greco giunga a un accordo che permetterebbe di alimentare i bancomat e assicurare il pieno funzionamento delle banche del paese.
La popolazione greca si precipiterà sui prodotti di base, il che avrà l’effetto di generalizzare la penuria. I controlli del capitale saranno inaspriti e la congiuntura economica peggiorerà, aggravando povertà e disoccupazione. Le autorità del paese avranno difficoltà nel pagamento delle pensioni e dei salari dei funzionari.
Per poter mantenere un determinato livello di funzionamento economico, il governo di Atene sarà incitato a emettere riconoscimenti di debito, che potranno essere usati come moneta parallela, a una parità inferiore a quella dell’euro.
La Banca centrale europea dovrebbe prendere misure per limitare il contagio ad altri paesi, come l’estensione del programma di riacquisto delle obbligazioni, il che rischia di indebolire il tasso di cambio dell’euro. Inoltre, i governi e il Fondo monetario europeo si preparano ai default che colpiranno in serie la Grecia.
Tutte le parti in causa faranno capo al “piano B”, inclusa la Grecia, ma per quest’ultima sarà ben più traumatico che non per il resto dell’Europa. L’Europa attuerà misure per limitare i danni sociali e l’incertezza legata alle conseguenze del default greco. Questo implicherà l’attuazione di azioni comuni della BCE, del Fondo di stabilità europeo e della Banca europea d’investimenti, allo scopo di realizzare passi in avanti nell’ambito dell’unione bancaria e dell’integrazione fiscale.
E’ poco probabile che la Grecia possa ritrovare il suo statuto di membro della Zona euro. I vertici di Bruxelles dovranno trovare il modo di far uscire i greci dalla Zona euro mantenendoli nell’Unione europea, ad esempio attraverso un accordo associativo specifico.
Infine, El Erian commenta che tutte queste azioni rischiano di ritardare il momento in cui l’Europa trarrà le dovute lezioni. Con la loro ostinazione e una pessima analisi della situazione, i dirigenti europei hanno contribuito a rendere tossico l’insieme delle riforme attuate dai diversi governi che si sono susseguiti ad Atene. Questo ha avuto come conseguenza la perdita della Grecia.
(Fonte : express.be)

http://www.ticinolive.ch/2015/07/08/il-disastro-greco-la-dura-analisi-di-mohamed-el-erian/ 

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