L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 29 luglio 2015

i Fratelli Musulmani comandano in Turchia

28 luglio 2015 

Mamma li turchi

Erdogan 

Quando tutto questo disordine sarà finito – se mai finirà – ricordiamoci della Turchia di Recep Tayyip Erdogan, l’uomo che nel XXI secolo volle farsi sultano. Quando l’Unione europea tornerà ad essere forte e il Medio Oriente più stabile – appunto, se mai una delle due o entrambe le cose accadranno – ricordiamoci chi è quell’uomo, se tornerà a bussare alla porta dell’Europa.
Tutto era incominciato con un bombastico “zero problemi alle frontiere”. Poi, come per dimostrare che un impero vive una sola volta la sua età dell’oro, l’ambizione turca è passata da un disastro a un altro. Dalla Tunisia a Israele, all’Iraq, non c’è frontiera, nemmeno lontana, che non abbia creato seri problemi al disegno globale turco: nemmeno l’Egitto di Mohamed Morsi, confratello musulmano, aveva accolto il settario e paterno abbraccio di Erdogan.
Quello che sta accadendo in questi giorni, tuttavia, va oltre l’immaginazione di chi ha sempre diffidato dell’ex sindaco di Istanbul, ex primo ministro e ora presidente turco. Dopo avere mestato per anni nelle guerre civili in Siria e Iraq; dopo avere finanziato insieme a sauditi ed Emirati, le peggiori milizie islamiche; dopo avere impedito in tutti i modi ai curdi di combattere decentemente contro l’Isis: nonostante i curdi siano gli unici concreti oppositori dello stato islamico. Dopo tutto questo, finalmente e d’improvviso, anche la Turchia bombarda l’Isis. Che ridere.
Quando vedo il comportamento dei Fratelli musulmani al potere ad Ankara-  nella regione e nelle sue azioni  illiberali dentro la stessa società turca – mi chiedo se forse, in Egitto, il generale al Sisi non abbia qualche buona ragione ad essere così brutale con la sua fratellanza islamica.
L’Ispi, l’Istituto di studi di politica internazionale, ha appena pubblicato un interessante focus sulle ultime novità sul campo: “La Turchia contro Pkk e Is”, ispi.eventi@ispionline.it . Il think tank di Milano ovviamente affronta la questione con tono accademico e con saggia diplomazia. Qui, invece, mi permetto di non essere diplomatico. Ho come la sensazione che la Turchia di Recep Erdogan stia prendendo per stupidi i suoi alleati.
E’ tutto da dimostrare che la Turchia abbia rotto i suoi rapporti ambigui con il califfato e gli abbia dichiarato guerra. E’ sempre più evidente invece che la sua guerra sia contro i curdi: non solo il Pkk ma l’intero movimento curdo la cui ipotesi nazionale sta legittimamente prendendo corpo nella sfacelo e negli egoismi di quella regione. L’Isis è solo il cavallo di Troia della Turchia e dei suoi interessi.
Erdogan non è l’unico, forse è solo il più spudorato. Anche l’Arabia Saudita vorrebbe bombardare gli iraniani e i Fratelli musulmani ovunque siano, più delle milizie islamiche. Ognuno dei nostri amici “moderati” della regione ha le sue priorità: impedire che l’Iran domini la regione, che nasca un Kurdistan vero, che il regime siriano degli Assad sopravviva, che ovunque prendano il sopravvento regimi illiberali, islamici sunniti e fondamentalisti. Poi, eventualmente, viene l’Isis.
Sul piano strettamente militare lo stato islamico può essere spazzato via in poche settimane, su quello politico i suoi epigoni possono essere sradicati in pochi anni. Ma la Turchia e l’Arabia Saudita come potrebbero realizzare i loro obiettivi senza l’aiuto dell’Isis?

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