L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 7 luglio 2015

il corrotto Pd lacerato dallo scontro tra clan

06/07/2015 06:04

LO SCONTRO

Pd sempre più spaccato sul nodo Capitale Orfini-Renzi, ora la sfida è tra i due Matteo

Ecco il piano del commissario per tenere in pugno il partito

ORFINI
Matteo Orfini si gioca tutto. «O Roma, o morte», confessano alcuni dei suoi più stretti collaboratori. Per prendersi la Capitale, il presidente nazionale del Partito Democratico è pronto anche ad andare allo scontro con il suo «grande amico» Matto Renzi. Il cavallo su cui puntare (almeno per ora) è Ignazio Marino: il sindaco deve restare al suo posto, costi quel che costi, per permettere al commissario romano di completare la sua opera di «orfinizzazione» del Partito Democratico romano e mantenere all’esterno del Gra la cannibalizzazione di Renzi.
Sabato sera, nel salotto amico della Festa dell’Unità, tutti o quasi hanno registrato la critica che Orfini ha riservato al premier: «Ho trovato l’intervista a La Stampa (quella dove Renzi attaccava Marino, ndr) sbagliata. Roma è una cosa troppo seria». In pochi hanno notato la frase successiva: «Renzi è un po’ invadente? Si sta prendendo tutto? Ma non riuscirà a prendersi Roma», ha risposto Orfini sorridendo e chiudendo la battuta con un «scherzo, scherzo». Ma scherzando, spesso, si dice la verità. IL PIANO DI ORFINI
I bene informati sostengono che i prossimi due mesi saranno decisivi per il futuro del presidente Dem. Orfini, infatti, lavora su due fronti: uno relativo al Campidoglio, l’altro alla riorganizzazione del Pd romano. Il primo obiettivo è quello di tenere in piedi la Giunta Marino, ma alle sue condizioni. Ignazio, infatti, sa benissimo che se è ancora in Campidoglio, dopo la triplice sfuriata di Renzi, lo deve a Orfini. Dunque, subito dopo la presentazione della relazione del prefetto Franco Gabrielli su Mafia Capitale (attesa in settimana), si penserà in tempi brevi al rimpasto. E Marino, probabilmente, non si opporrà. Una super Giunta, con nomi altisonanti provenienti dal Parlamento. A quel punto, il commissario potrà svolgere il ruolo di sindaco-ombra e indirizzare al meglio il chirurgo Dem, eretto a baluardo incontestabile di legalità e serietà.
 
LE MANI SUL PD ROMA
Con Marino blindato in Campidoglio, l’ex dalemiano avrà due anni di tempo per perseguire il suo secondo obiettivo: prendersi definitivamente il Pd romano.
L’inchiesta sul Mondo di Mezzo ha già devastato il tessuto Dem cittadino. Poi è arrivato lo scossone della relazione di Fabrizio Barca, che ha messo alla berlina decine di circoli che facevano riferimento al vecchio establishment capitolino. In particolare, è stata spazzata via gran parte della corrente che faceva riferimento a Umberto Marroni, fra i leader più influenti degli ultimi 10 anni, oltre ai centri di potere dei popolari. In questo contesto, la strada per i «ragazzi del Circolo degli Artisti» è di fatto spianata. Fra due anni, quando ci sarà da preparare Roma alle amministrative del 2018, Orfini e i suoi saranno così in grado di prendersi anche il Campidoglio. «Dobbiamo decidere cosa serve - ha detto Orfini al Parco delle Valli - Quali sono le questioni per rendere Roma una città libera dalle mafie ma anche accogliente».
 
ATTENZIONE A RENZI
Con le carte così servite, c’è solo una persona che può arginare l’ascesa di Orfini: Matteo Renzi. Il «Frank Underwood» della politica italiana non è uno scriteriato ed ha già subdorato il pericolo. Non è un caso che da qualche settimana i rapporti fra i due non siano più così idilliaci.
I segnali che arrivano da Roma, infatti, non piacciono al segretario. Ieri a Il Messaggero, Renzi è tornato a parlare dei sondaggi che a Roma non sono benevoli con il Pd ed a legare il destino di Marino al consenso popolare. Solo che stavolta l’avvertimento non era per il sindaco, che sta facendo il possibile, ma proprio per Orfini. Il quale, ancora prima di conoscere il contenuto dell’intervista, sempre alla Festa dell’Unità ha affermato: «Il problema non è Marino. Il problema è il Pd: serve un’idea di città. Renzi oltre che stimolare, ci deve aiutare». Stai sereno, Matteo.
Vincenzo Bisbiglia 

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