L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 6 luglio 2015

il popolo curdo vince l'Isis/al Qaeda per questo deve essere fermato

La Turchia invierà truppe in Siria per combattere l’ISIS. O per fermare i curdi?

La Turchia invierà truppe in Siria per combattere l’ISIS. O per fermare i curdi?

L'autore Alessia Piccone

In questi giorni sta prendendo piede sempre più insistentemente la possibilità che la Turchia invii proprie truppe al confine con la Siria e dia avvio ad un piano per il bombardamento degli insediamenti dello Stato islamico nel territorio siriano.

L’annuncio di una tale possibilità non è stato ufficialmente comunicato dalle autorità turche ma sarebbe trapelato da indiscrezioni colte dai media al termine della riunione del Consiglio nazionale di Sicurezza alla quale ha preso parte anche il Presidente Erdogan.

Le truppe turche sembrano tuttavia già in movimento e si parla addirittura di uno schieramento di carri armati in località strategiche del territorio turco dalle quali è possibile raggiungere facilmente il territorio siriano.

Secondo alcune dichiarazioni di un funzionario del Ministero della Difesa turco, l’obiettivo è quello di creare una zona cuscinetto per evitare che i disordini della guerra civile siriana e i recenti combattimenti nella regione di Aleppo, si estendano ulteriormente e vadano a creare scompiglio ai confini con la Turchia.

E il dispiegamento di forze lungo i confini sarebbe anche funzionale a permettere alle migliaia di profughi di raggiungere il territorio turco senza troppi rischi ed essere così aiutati più facilmente nella loro fuga dalle zone di guerra.

Nonostante le operazioni militari di questi giorni, le autorità turche continuano a smentire un immediato intervento in Siria. Il Primo Ministro turco, Ahmet Davutoglu, in un’intervista ad una importante emittente televisiva turca, ha dichiarato: “Nessuno dovrebbe aspettarsi che la Turchia entri in Siria domani o in un prossimo futuro. Questa è una speculazione”.

Le dichiarazioni rilasciate dalle autorità turche per rassicurare tutti che un intervento militare non è imminente, non riescono a mettere a tacere alcune indiscrezioni trapelate dai media secondo le quali il vero obiettivo delle truppe turche sarebbero i curdi.

La principale preoccupazione di Erdogan e del suo governo sarebbe, infatti, quella di veder sorgere pian piano un’enclave in territorio siriano gestita e controllata autonomamente dai curdi nella zona settentrionale del Paese.

La Turchia mette già le mani avanti e giustifica ex ante un suo eventuale intervento in Siria contro i curdi accusandoli di aver dato avvio in territorio siriano ad una vera e propria pulizia etnica nei confronti degli arabi e dei turco - normanni che addirittura, secondo Ankara, sarebbero stati espulsi per permettere a persone di etnia curda di abitare le aree dove vivevano.

Il progetto dei miliziani curdi, di cui non si esclude la collaborazione con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, sarebbe quello di creare un’ampia zona all’interno del territorio siriano da loro controllata e abitata esclusivamente da curdi.

Il Presidente turco Erdogan non ha mai nascosto la sua avversione all’idea di vedere nascere uno stato curdo e ha dichiara che “mai e poi mai” permetterà “la creazione di uno stato curdo al confine meridionale della Turchia”.

Il gruppo etnico dei curdi attualmente conta una popolazione di circa 40 milioni di persone che vivono nell’area geografica identificata come Kurdistan che però ricade sul territorio di vari e diversi Paesi, tra cui Iran, Iraq, Siria, Libano, Armenia e soprattutto Turchia dove vive circa il 55% di loro.

Molti dei gruppi separatisti curdi di tali Paesi stanno sfruttando la guerra contro lo Stato Islamico per prendere il controllo di larghe parti del Kurdistan e ottenere la tanto agognata autonomia se non proprio l’indipendenza che consenta loro di essere riconosciuti finalmente come una nazione.

La Turchia sembra intenzionata a non permettere tutto ciò.

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