L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 8 luglio 2015

In tutta la Terra i ricchi non vogliono pagare le tasse, ingordi di soldi e sordi al Bene Comune

Papa Francesco, messe oceaniche in Ecuador: «Combattiamo l'individualismo»

 
di Franca Giansoldati

Quito (Ecuador) - Di bagno di folla in bagno di folla, la febbre di Papa Francisco dilaga. Milioni di persone lo seguono ovunque. Nel parco del bicentenario, nella capitale equadoregna, Bergoglio celebra un'altra messa oceanica, dopo quella di ieri a Guayaquil, la città finanziaria situata sulla costa del pacifico che ha visto la presenza di oltre un milione di persone.
Anche stavolta Bergoglio chiede equità, dà voce a chi non ha voce contro quel “diffuso individualismo” che scava trincee sociali: «Un diffuso individualismo che ci separa e ci pone l'uno contro l'altro, frutto della ferita e del peccato nel cuore delle persone, le cui conseguenze si riversano anche sulla soceità e su tutto il creato». Il viaggio nel Sud America procede all'insegna del risveglio delle coscienze, partendo dalla dottrina sociale della Chiesa e dalla ultima enciclica Laudato sì che chiede ai cristiani di custodire il creato. «La nostra risposta non è fare finta di niente, sostenere che non abbiamo mezzi o che la realtà ci supera». Francesco viene acclamato come una specie di santo: «il Papa caloroso che ama la nostra gente».

In Ecuador, come del resto anche negli altri due Paesi che visiterà nei prossimi giorni, la Bolivia e il Paraguay, le differenze sociali sono enormi tra una minoranza che detiene il potere economico e la maggioranza, costituita soprattutto da popolazioni indie, che vive sotto il minimo della sussistenza. In Ecuador il presidente Correa, un giovane economista, ex seminarista, giunto al suo terzo mandato, è ultra popolare perchè sta portando avanti un programma economico basato su una visione socialdemocratica.

Naturalmente i grandi propretari terrieri e le elite finanziarie lo stanno contrastando in ogni modo. Ultimamente il muro contro muro ha avuto come oggetto l'introduzione di una specie di patrimoniale, tasse necessarie per finanziare il salario sociale e le basi del welfare in una nazione dove non c'era quasi nulla. A Guayaquil, la scorsa settimana, ci sono stati diversi scontri tra la polizia e gruppi sostenuti dall'opposizione dei conservatori. La pace sociale è stata al centro dei colloqui tra il Papa e il presidente Correa al quale ha chiesto un supplemento di dialogo.

La stessa cosa ha raccomandato ai vescovi, visto che l'episcopato (quasi al completo) è tendenzialmente critico verso il presidente Correa e le sue aperture in campo sociale. «Che bello se tutti potessero ammirare come noi ci prendiamo cura gli uni degli altri, come ci diamo mutuamente conforto, e come ci accompagnano. Il dono di sé è quello che stabilisce la relazione interpersonale che non si genera dando cose, ma dando se stessi». 

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