L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 2 luglio 2015

Isis/al Qaeda e l'ipocrisia occidentale


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Is, padre Samir: Occidente e MO uniti contro islam beduino

Egitto, Sinai - Reuters - REUTERS

"Il Sinai è diventato il terreno dei terroristi, sia palestinesi che lottano contro il terrorismo israeliano, sia gruppi fondamentalisti di Daesh (Is). Da un lato l’esercito non può spostarsi agevolmente nel deserto, dall'altro l'Is ne ha approfittato per dire: noi siamo dappertutto, bene organizzati e ben pagati". Così il commento a caldo del gesuita egiziano islamologo P. Samir Khalil Samir (Pontificio Istituto Orientale a Roma e Università St. Joseph a Beirut) riguardo all'attacco, rivendicato da affiliati allo Stato Islamico, della cittadina di Sheikh Zuweid nel nord del Sinai, dove le forze armate del paese stanno iniziando a riprendere il controllo. 

Dall'Egitto torniamo all'attentato in Tunisia di venerdì scorso, Tunisia non a caso scelta dai terroristi - precisa Samir - perché, insieme al Libano, "è il paese più aperto ad una visione pacifica, laica e tollerante tra i paesi musulmani, nonché quello più sotto l’influenza europea. E’ stato lanciato un avvertimento: il vero islam non è la Tunisia e noi lo attacchiamo come tutto l'Occidente". Il problema è che "mentre l’interpretazione maggioritaria rigetta questa forma di islamismo, c’è una tendenza radicale che ha per obiettivo quello di riprodurre il modello islamico vissuto nel VII secolo all’epoca di Maometto nella penisola arabica. Stiamo tornando cioè a un islam di tipo beduino desertico che risale a 14 secoli fa. La minoranza che la pensa in tal modo - una minoranza che conta dal 2 al 10%, purtroppo ricca e forte per i soldi dell’Arabia e del Qatar - ritiene che solo questo è l’autentico islam e che dunque la vera lettura del Corano non è interpretativa ma letterale". A complicare la faccenda è che "il wahabismo, la forma più radicale, da formulazione teorica si è tradotta negli ultimi due anni in azione militare con lo scopo ultimo di ricreare l’islam, il califfato, che letteralmente significa il potere del successore di Maometto. L’idea è molto potente: finché noi seguivamo letteralmente la strada di Maometto abbiamo conquistato il mondo, oggi siamo conquistati dal mondo, siamo più deboli, proprio perché ci siamo allontanati dalle origini. La soluzione per loro è tornare a quella che è di fatto una forma di barbarie. Vogliono conquistare tutto il mondo, cominciando dai musulmani che non la pensano come loro". Padre Samir spiega le ragioni storiche e teologiche per cui i fondamentalisti hanno scelto la Siria e l’Iraq e spiega anche l’aggressione in Kuwait di pochi giorni fa in una moschea sciita. "Se avessero potuto attaccare l’Iran lo avrebbero fatto", sottolinea ancora Samir. 
Tania Groppi è autrice, con Irene Spigno, del libro “Tunisia - La primavera della Costituzione” (Carocci): "Esistono delle zone, soprattutto del sud della Tunisia, dove traffici di economia sommersa con la Libia consentono di sopravvivere", spiega. "Il governo di coalizione ma a guida laica, che ha fatto della lotta al terrorismo uno dei punti centrali del proprio programma, ha provato a chiudere la frontiera ma questo ha portato a sommosse tra i cittadini di confine. Dunque il problema sul fronte della sicurezza - sottolinea - è quello di presidiare quella linea. Rimane poi una situazione economica molto difficile, sempre al sud del paese, che costituisce un bacino in cui poter andare a pescare futuri terroristi nelle generazioni di giovani dove prevale un mix di ignoranza, miseria, fondamentalismo. E' terreno di coltura". Ma la nuova Costituzione democratica che rappresenta un unicum nel mondo musulmano? Si è mostrata fragile. Una Carta di quel tipo, pur avanzata, "può poco di fronte a questa situazione. E’ uno strumento debole se non c’è una base sociale idonea. Qui la cooperazione internazionale per supportare il turismo è fondamentale. Dall’altra parte c'è da dire che l’allentamento del controllo su luoghi di culto ha reso più agevole la diffuzione del fondamentalismo e anche del terrorismo". 
Sulla decapitazione in Siria di donne accusate di ‘stregoneria’, il gesuita Samir riprende che questo non è mai successo nella storia islamica: "La guerra è sempre stata considerata un affare di uomini e in più non si è mai parlato di stregoneria nell’islam. E’ un termine preso a prestito dall’occidente sapendo che nel medioevo le donne erano accusate di stregoneria, e così lo hanno copiato". Così come stanno facendo con il termine ‘crociati’ musulmani. "Tutte tattiche psicologiche che possono convincere gente di poca cultura". Intanto le conversioni all’islam sono all'ordine del giorno: "Hanno inventato una cosa oscena, il jihad sessuale: donne, soprattutto vergini, che si concedono ai militari per essere usate sessualmente dagli uomini che fanno la guerra. Per alcune di queste è un onore di poter partecipare al jihad ed entrare nel paradiso". 
Come agire politicamente? Samir parla innanzitutto di ipocrisia insopportabile dell'occidente: "Esso è alleato con tutti i paesi petroliferi in cambio del supporto politico. E’ una vergogna questa. L’occidente pretende di sostenere la giustizia ma in realtà l’unico interesse è economico. Questo si deve dire chiaramente, come ha fatto il Santo Padre che ha ribadito che l’uso che si fa dell’economia sta rovinando il mondo. Bisogna distaccarsi allora da questi paesi fondamentalisti che diffondono il terrorismo, attraverso una strategia mondiale per aiutare i paesi del Medio Oriente a eliminarlo. Bisogna bloccare militarmente questi barbari con una azione sinergica (paesi occidentali e paesi mediorientali, riuscire a non dare armi e soldi e combatterli sul terreno con una tattica più pensata, un progetto comune senza bombardare).
E qual è la strategia di lungo termine? "L’aspetto di fondo la ‘rivoluzione culturale’ dentro l’islam. Ci sono migliaia di intellettuali che sono fragili di fronte a milioni di imam che non fanno che ripetere le stesse parole del Corano senza esser capaci di pensarli per l'oggi. Noi, cristiani ed ebrei che abbiamo fatto questo passo - necessario per tutte le religioni - dobbiamo aiutarli in questa operazione: rileggere il Corano alla luce dei principi della dignità umana. Una soluzione che chiederà decenni".

(Antonella Palermo)

http://it.radiovaticana.va/news/2015/07/01/is,_padre_samir_occidente_e_mo_uniti_contro_islam_beduino_/1155412 

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