L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 10 luglio 2015

la Germania ha deciso che l'Euro è insostenibile ma continuerà a trarre migliori vantaggi possibili

In Germania cresce l’idea che senza Grecia l’euro starà addirittura meglio

In Germania cresce l’idea che senza Grecia l’euro starà addirittura meglio
Secondo Handelsblatt Global Edition, la cosa più sconcertante di tutti gli sviluppi di queste ultime settimane sulla Grecia è che malgrado i titoli dei giornali continuino a evocare sventura e incognite economiche che deriverebbero dalla Grexit, i mercati finanziari non hanno quasi battuto ciglio. E secondo il sito in inglese del quotidiano tedesco ciò potrebbe significare che la zona euro non solo potrà sopravvivere, ma in realtà anche prosperare senza la Grecia.

Il valore dell'euro nei confronti del dollaro è fermo a 1,10 nonostante l’ipotesi di una Grexit sia sempre più pressante. I tassi di interesse (lo spread) per gli altri Paesi europei più deboli, come l'Italia e la Spagna, sono lievemente aumentati, ma rimangono bassi. E la maggior parte degli economisti tedeschi si aspetta che l'economia dell’eurozona continui a crescere, anche senza Grecia. "Nel lungo termine, l'euro dovrebbe beneficiare di una posizione decisa dalle sue istituzioni" dice Ulrich Leuchtmann, economista senior di Commerzbank, la seconda banca tedesca.

Christian Lindner, capo del Partito Liberale Democratico, in un commento su Handelsblatt ha affermato che la crisi ha offerto l'occasione per un "nuovo inizio" della zona euro. L’Europa deve confermare i suoi principi fondanti, quelli di un'economia di mercato basata su regole comuni.

"Io sono al tavolo qui oggi per garantire che siano protetti l'integrità, la coesione e i principi di fondo della moneta unica sono protetti", ha dichiarato il primo ministro olandese Mark Rutte, un alleato chiave della Merkel, al vertice di emergenza di martedì 7 luglio. E’ la Grecia che deve decidere farne parte o no.

Che cosa è cambiato rispetto al 2012? Per prima cosa, l'economia europea in senso ampio è sulla buona strada. Nel 2012, la recessione nell’eurozona aveva reso i politici più timorosi di attizzare il fuoco. Ora, la maggior parte degli altri paesi periferici sono di nuovo in crescita, anche Spagna e il Portogallo, pur se la crescita rimane molto debole. Il passaggio dalla recessione alla crescita "spiega il motivo per cui i mercati sono relativamente fiduciosi rispetto al 2010-2012” sostiene Stefan Kooths, capo delle previsioni economiche presso l'Istituto di Kiel per l'economia mondiale.

La Banca centrale europea ha anche fornito un cuscinetto di protezione: I mercati restano convinti che la banca centrale di Francoforte agirà per proteggere l'integrità dell’eurozona e questo aiuta a mascherare i problemi all'interno dei restanti 18 membri, sostiene Kooths: “Certamente nessuno vuole arrivare a tanto, ma guardando gli utili o le perdite nette, non ci aspettiamo che la Grexit possa destabilizzare l'euro”, aggiungendo che che sarebbe più dannoso l’affermarsi del principio contrario, ovvero quello dell’irreversibilità dell’euro per tutti i paesi, indipendentemente dal fatto che essi rispettino o no le regole. «Questo certamente porterebbe a un indebolimento più significativo dell’eurozona".

"I pericoli di contagio non sono più reali" sostiene Gunther Krichbaum, capo sottocommissione per gli affari comunitari del parlamento tedesco e membro del partito cristiano-democratico del cancelliere Merkel. "Un terzo aiuto alla per la Grecia, basato sull’ESM (il fondo salvastati, ndr), è fuori questione."

Non tutti però sono convinti di ciò in Germania. Nicolaus Heinen, senior economist di Deutsche Bank , ha detto che è difficile separare i rischi economici di una Grexit dai rischi politici derivanti dagli altri partiti di sinistra antagonista che stanno guadagnando forza in Europa. "Se la situazione dovesse degradare verso una Grexit, il mercato non resterà indifferente: l'euro non beneficerà dell’uscita della Grecia”.

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