L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 luglio 2015

Mali, Tuareg, gli attacchi sono contro militari quindi accostarli ad atti terroristici è sbagliato, crea confusione voluta

Mali


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Lo scorso 7 luglio, Ansar al-Din (“Difensori della Fede”, gruppo jihadista tuareg orbitante nel network di al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI), ha ufficialmente rivendicato tre attacchi contro sia le Forze di Armate e di Sicurezza maliane sia il contingente ONU di MINUSMA (Mission multidimensionnelle intégrée des Nations Unies pour la stabilisation au Mali). Nello specifico, Ansar al-Din si è assunta la responsabilità dell’attacco contro un convoglio e una caserma dei Caschi Blu a Bamako (20 maggio, 10 feriti), dell’assalto contro i militari maliani nel villaggio di Misseni, al confine con la Costa d’Avorio (10 giugno, un morto) e dell’attentato contro i posti di guardia nei villaggi di Nara e Fakola, al confine con la Mauritania (26 giugno, 12 morti). La rivendicazione delle ostilità è stata annunciata dall’imam Ismael Khalil, uno dei principali ideologi del gruppo.
La rivendicazione degli attentati è avvenuta a distanza di circa due anni dall’ultima azione compiuta da Ansar al-Din, movimento che aveva vissuto il suo momento di maggior espansione nel corso della guerra civile maliana del 2011-2013, quando, assieme ad AQMI e al MUJAO (Movimento per l’Unicità e il Jihad in Africa Occidentale), era riuscita a trasformare l’insurrezione indipendentista tuareg in una rivolta di matrice spiccatamente jihadista. Dopo l’intervento militare “Serval” e la creazione della missione anti-terrorismo “Berkhane” da parte della Francia, il fronte terroristico aveva subito pesanti perdite e Ansar al-Din si era apparentemente disciolta, facendo confluire i propri membri all’interno di altri movimenti tuareg impegnati in faticose trattative con il governo di Bamako.
L’improvviso ritorno all’azione di Ansar al-Din è avvenuto a poche settimane di distanza dalla ratifica del controverso accordo di pace tra il governo maliano e il Coordinamento dei Movimenti dell’Azawad (CMA), organizzazione ombrello che riunisce i principali gruppi tuareg protagonisti dell’insurrezione del 2011-2013. In questo senso, alla luce della mancanza di unità del fronte tuareg riguardo ai contenuti dell’accordo di pace, appare possibile che la ripresa di attività di Ansar al-Din costituisca un segnale di condanna e rottura con il CMA.
Nonostante la presenza di MINUSMA e l’ampio impegno francese, la situazione politica e di sicurezza nel nord del Mali resta precaria e caratterizzata da attività jihadiste sia da parte di AQMI sia da parte di gruppi tuareg ad essa legati. In questo contesto, qualora l’accordo di pace tra governo e insorti non dovesse sortire gli effetti sperati, non sarebbe da escludere una massiccia ripresa delle ostilità ed un rapido ritorno alla situazione del 2011-2013.

http://www.cesi-italia.org/component/k2/item/1212-geopolitical-weekly-n183.html

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