L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 7 luglio 2015

Pluralismo grazie al popolo greco

Grecia, il filosofo Fusaro: “Ora mi aspetto il capolavoro di Putin”
 
06 luglio 2015, Andrea Barcariol
 
Grecia, il filosofo Fusaro: “Ora mi aspetto il capolavoro di Putin”
Soddisfatto per l’esito del referendum, il filosofo Diego Fusaro, intervistato da IntelligoNews, scommette sulla futura uscita della Grecia dall’Ue e punta su Putin.

Come cambiano gli scenari dopo la vittoria del no nel referendum?

«Questo voto è un chiarissimo segnale del risveglio di una coscienza oppositiva. Non basta però rinegoziare il debito per spezzare la gabbia del neoliberismo europeo. La grandezza della Grecia è di aver capito che oggi la lotta per la democrazia e l’emancipazione deve procedere di pari passo con la lotta per la sovranità democratica nazionale».

Che idea si è fatto delle ultime mosse di Tsipras?

«Bisogna capire bene la sua strategia che si valuterà sul lungo periodo, per ora sta andando meglio delle aspettative che personalmente avevo riposto in lui. Sta giocando con grande astuzia, lui non afferma mai che vuole uscire dall’Europa e dell’euro ma sta creando la situazione per poi dire: “Sono loro che mi costringono a uscire”, mi pare che un po’ alla volta si vada in quella direzione».

Quindi secondo lei alla fine la Grecia uscirà dall’Ue?


«Si arriverà a questo, se non ora tra qualche mese, la situazione della Grecia ormai è ingestibile. Sicuramente faranno di tutto per impedirlo, per non farla diventare un esempio per gli altri popoli e per mettergli i bastoni tra le ruote. Viene meno il dogma dell’euro, i greci hanno fatto una ferma opposizione su questo».

Come interpreta le dimissioni di Varoufakis?

«Mi hanno molto sorpreso e non saprei neanche come valutarle. Non so se fa parte di una strategia o se sta succedendo qualcosa ai piani alti»
.

Quindi rischia di più la Grecia o l’Europa della Merkel?

«Il coltello dalla parte del manico ce l’ha la Merkel bisognerà vedere se gli altri popoli sapranno fare come la Grecia. Sull’Italia purtroppo ho i miei dubbi perché siamo un popolo di asserviti, dominato da 50 anni di sottomissione americana, non ho quindi grande fiducia negli italiani».

E in Renzi?


«Renzi è totalmente dalla parte della Merkel e dell’Europa mi sembra abbastanza chiaro, è la longa manus della Merkel in Italia».


Con la Grecia fuori dall’Ue c’è il rischio di una nuova guerra fredda tra America e Russia?


«E’ quello che io spero fortemente che si crei un nuovo mondo multipolare. La Russia di Putin dovrebbe proprio ora intervenire dalla parte della Grecia. Se saprà farlo sarà il capolavoro politico del nuovo secolo».

Che reazione ci sarebbe da parte di Obama?

«Sicuramente se entra in gioco la Russia entra in gioco anche Obama che non vede l’ora di poter colpire Putin. C’è la possibilità che si creino due blocchi e che rinasca un pluralismo di forze in campo».

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