L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 2 luglio 2015

Qatar

Qatar: cambio di rotta

Da una superpotenza in miniatura alla cooperazione con il Golfo

Qatar: cambio di rotta


Di Hussein Ibish. The New York Times (29/06/2015). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.
E così, tra gli specialisti di politica estera è tornata di moda questa vecchia barzelletta: dopo il collasso dell’Unione Sovietica e la fine della guerra fredda, il mondo ha scoperto con sorpresa che c’erano ancora due superpotenze, gli Stati Uniti e… il Kuwait. Ciò è andato avanti finché il Kuwait non è stato castigato dall’invasione irachena e dalla Prima Guerra del Golfo. Verso la metà degli Anni ’90, però, il mondo si è trovato tra due nuove superpotenze: gli Stati Uniti e… il Qatar.
Questa battuta vuole ridicolizzare i tentativi di quei piccoli, ma straricchi, Stati del Golfo che cercano di eccellere nelle relazioni internazionali. Il Kuwait ha intrapreso a suo tempo questa strada, ma negli ultimi vent’anni il Qatar ha tentato di far un uso sapiente della sua ricchezza energetica per costruire e progettare la sua influenza in tutto il Medio Oriente. Il Qatar, perciò, sembra determinato ad avere la meglio anche in Occidente, favorendo, per esempio investimenti in istallazioni militari americane nella base aerea di Al-Udeid e nel campo base As-Sayliyah, che sono considerate dalle autorità come delle garanzie vitali per la sicurezza nazionale. 
Per quanto riguarda la sua politica regionale, il Qatar si è concentrato sulla promozione dei partiti e delle organizzazioni affiliati ai Fratelli Musulmani in tutto il mondo arabo, come Hamas nella Striscia di Gaza. Quest’approccio, tuttavia, ha provocato tensioni con l’Arabia Saudita e con il Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG). Entrambi, infatti, considerano la Fratellanza un’organizzazione criminale.
La crisi tra il Qatar e l’Arabia Saudita, insieme al CCG, è scoppiata nel marzo del 2014 quando la monarchia saudita, gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein hanno ritirato i proprio ambasciatori da Doha. Essa ha iniziato a risolversi nel novembre dello stesso anno, con la ratifica di un “accordo supplementare”. Anche se i dettagli della nuova intesa non sono stati mai rivelati, c’è opinione diffusa che sia stato richiesto al Qatar di ridurre il suo supporto per i Fratelli Musulmani.
Anche l’ascesa di nuovi leader sia in Qatar (lo Sheykh Tamim bin Hamad al-Thani) sia in Arabia Saudita (il re Salman bin Abdel-Aziz) ha foraggiato un cambiamento nelle dinamiche tra i due Stati. Il nuovo re saudita, infatti, ha cercato di promuovere una maggiore unità tra gli Stati del Golfo, in particolare con il Qatar.
Nonostante il riavvicinamento tra i due Paesi sia testimoniato sia dall’apprezzamento dell’opinione pubblica qatarense per le politiche saudite in Yemen, in Iraq e in Siria, sia da un certo risentimento nei confronti dell’Iran, la rivalità tra i due Stati non si è risolta ancora del tutto.
In ogni caso, il Qatar ha delle buone ragioni per credere che la competizione con l’Arabia Saudita sia del tutto inutile e potenzialmente catastrofica. In primo luogo, c’è un grave problema si sicurezza regionale, soprattutto in Iraq, Siria e Yemen. Oltre a ciò, c’è l’accordo sul nucleare e il probabile riavvicinamento tra Teheran e Washington.
In definitiva, sembra che in questo momento il Qatar preferisca cooperare con gli Stati del Golfo, piuttosto che comportarsi come una superpotenza in miniatura.
Hussein Ibish è un membro anziano dell’Arab Gulf States Institute di Washington ed è editorialista.

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