L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 29 luglio 2015

quando la Cassazione è stupida

Cassazione: "Perdere il lavoro non è grave danno alla persona"

Pubblicato il 28 luglio 2015
Con questa motivazione shock, un imprenditore cuneese è stato condannato a 4 mesi di carcere. Nel 2006 non aveva pagato l'Iva per per non licenziare i dipendenti.

 
Nella foto: Il primo presidente Corte di cassazione, Giorgio Santacroce

NEW YORK (WSI) - Nel 2006 non aveva pagato l'Iva per circa 258 mila euro e aveva giustificato il mancato pagamento, dicendo che, in un momento di grave crisi di liquidità della sua azienda, aveva preferito pagare gli stipendi dei propri dipendenti.

Una motivazione a quanto pare non sufficiente per la Cassazione, che ha confermato la condanna emessa dalla Corte d’appello di Torino, condannando Giovanni Giaccardi, imprenditore piemontese di 67, a quattro mesi di carcere.

Il motivo? La perdita del lavoro non costituisce grave danno alla persona.

L’imprenditore di fronte ai giudici che lo accusavano di evasione fiscale, aveva spiegato che la sua azienda era in una grave crisi di liquidità e che dunque aveva preferito pagare "almeno per un altro anno" gli stipendi ai suoi dipendenti, salvando così loro il posto di lavoro.

Una motivazione che i giudici non hanno trovato sufficiente: "Pur essendo fuori discussione che il diritto al lavoro è costituzionalmente garantito, e che il lavoro contribuisce alla formazione e allo sviluppo della persona umana, deve escludersi tuttavia che la sua perdita costituisca, in quanto tale, un grave danno alla persona". (mt)

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