L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 luglio 2015

Questo governo pasticcione e presuntuoso dovunque interviene lascia scontenti gli operatori del settore

Legge
Agricoltura sociale, la delusione delle Cooperative sociali

di Stefano Arduini 09 luglio 2015

Il Senato approva la norma che ora dovrà tornare alla Camera. il Governo festeggia, mentre per Giuseppe Guerini, portavoce dell'Alleanza delle Cooperative Sociali è «un'occasione mancata»

L’Aula del Senato ha approvato ieri sera la nuova legge sull’agricoltura sociale che dopo le modifiche dovrà tornare alla Camera dei deputati. «Questo disegno di legge che ora portiamo a compimento giaceva da più di sette anni. Sono contento di poter dire che approviamo una legge strategica. Forse i tempi forse sono stati più lunghi del previsto», commenta il senatore Andrea Olivero, viceministro delle Politiche Agricole riferendosi al disegno di legge su Agricoltura sociale «ma l'approvazione comunque viene prima dei bandi Psr e questo è un bene». Continua Olivero: «Vorrei sottolineare tre elementi chiave che mi sembrano rilevanti per tutto il mondo dell'agricoltura sociale. Primo: questa legge non istituisce una nuova fattispecie, ma riconosce ciò che in questi decenni imprenditori responsabili e coraggiosi hanno costruito, in sintonia col principio di sussidiarietà. Non è una conquista irrilevante: la società civile deve essere lasciata operare, non deve essere inglobata in una logica statale». Secondo: «non è una legge sociale o assistenziale, ma configura la responsabilità sociale di un comparto economico strategico. È un passo importante in direzione verso l'economia sociale di mercato, che sola potrà risollevarci dalla crisi in cui un modello di capitalismo irresponsabile ci ha fatto piombare». Terzo: « la legge è rivolta al mondo agricolo, a imprenditori e aziende di un comparto che vuole crescere e crescere bene». Secondo le stime il settore vale circa 200 milioni di euro di fatturato l’anno (con oltre mille esperienze distribuite sul territorio italiano).


Andrea Olivero, viceministro Agricoltura

La soddisfazione del Governo però si specchia in una profonda delusione da parte della cooperazione sociale che aveva sperato «che questo provvedimento desse sostanza all’ormai celebre slogan del premier secondo il quale il Terzo settore doveva diventare il Primo», per usare le parole del portavoce dell’Alleanza delle cooperative sociale, Giuseppe Guerini. Nel corso del dibattito parlamentare infatti è stato cassato l’emendamento al comma 4 dell’art. 2 che prevede per le cooperative sociali la possibilità di essere riconosciute come agricoltura sociale solo se il fatturato derivante dall’esercizio delle attività agricole sia prevalente o comunque sia superiore al 30%, così da escludere tutte quelle attività svolte dalle comunità di accoglienza di tossicodipendenti, dai centri per l’inclusione sociale dei disabili e per le persone con problemi di salute mentale. Infatti in questi casi, la parte di fatturato derivante dalle attività di agricoltura sociale è limitata rispetto al complesso delle attive sociali, sanitarie e riabilitative svolte dalle cooperative sociali.


Giuseppe Guerini, portavoce Alleanza Cooperative Sociali

«La nostra proposta era quella di parametrare le agevolazioni alle cooperative sociali impegnate in agricoltura alla quota di fatturato relativa alla produzione agricola», spiega Guerini. «Purtroppo ci è stato detto di no: un’altra occasione persa, che dimostra, al pari della palude in cui pare essere entrata la Riforma del Terzo settore, come fare innovazione sociale in questo Paese sia difficile, malgrado un premier energico e propositivo. Mi auguro che Renzi sia più fortunato in altre occasioni…»

In foto: gli adetti della cooperativa sociale Biplano di Bergamo, specializzati in agricoltura biologica

http://www.vita.it/it/article/2015/07/09/agricoltura-sociale-la-delusione-delle-cooperative-sociali/135845/

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