L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 3 luglio 2015

Renzi in stato confusionale

Ferruccio De Bortoli contro Matteo Renzi, terzo affondo: clone di Berlusconi, meschino, opportunista e anche grasso

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DE BORTOLI RENZI

Ferruccio De Bortoli contro Matteo Renzi, terza puntata. L'ex direttore del Corriere della Sera lancia un altro affondo contro il presidente del Consiglio dalle pagine della rivista Linus, che torna in edicola con una nuova veste e un nuovo direttore, Giovanni Robertini.

Prima c'era stato l'editoriale sul quotidiano di via Solferino in cui De Bortoli aveva criticato duramente Renzi, la sua gestione del potere, l'ego ipertrofico, il suo voler essere uomo solo al comando, un "maleducato di talento", con un attacco anche alle ombre che circondavano il Patto del Nazareno. Poi l'editoriale sul Corriere del Ticino con il commento alle elezioni regionali che avevano fatto "abbassare un po' le penne" al premier. Quindi il nuovo affondo dalle pagine di Linus contro il "clone di Berlusconi", riportato oggi sulle pagine del Fatto Quotidiano.

De Bortoli suona un'ennesima sveglia al premier. "Parla di sé in terza persona. È fantastico. Lui pensa che per governare basti raccontare una bella storia al Paese". Il renzismo, secondo il giornalista, è "un prodotto di sintesi del berlusconismo di sinistra. È la dimostrazione di come il Pd, che ha sempre combattuto Berlusconi, sia stato conquistato da un suo clone. Ultimamente però inizia a battere qualche colpo a vuoto, tanto da sembrare in uno stato quasi confusionale". Ma il "paradosso finale", prosegue De Bortoli, è che "siamo costretti a sperare che Renzi resista e impari a governare". 

Renzi diventa anche "meschino" quando si parla di Roma e di Mafia capitale, in quanto reo di non aver difeso Ignazio Marino, dopo aver scelto "un chirurgo genovese che non sa nulla di politica, una sorta di Forrest Gump". Marino tuttavia "è stato il candidato di Renzi alle primarie. Va perciò difeso. Non è buona norma - scrive De Bortoli - scaricare i propri candidati nel momento in cui non ti servono più. Lo trovo meschino". Questo perché "se ti limiti a scaricare chi non ti conviene più non sei uno statista, sei un'opportunista". 

Meschino, opportunista e anche grasso. "L'Italicum, un mostro - scrive De Bortoli - è stato disegnato come un abito su misura per un premier con la tendenza alla pinguedine".
Infine, parole dure contro il Pd - destinato "alla scissione, a meno che prima non imploda il renzismo" - e dolci contro il Movimento 5 Stelle - "pensavo fossero destinati a sparire e invece stanno conoscendo una seconda giovinezza. Con in più che si intravede una classe dirigente".

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